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Midyat e Mardin

Midyat è famosa per le sue chiese e per i bambini che tirano sassi ai turisti. Purtroppo tutte le chiese sono chiuse ma in controparte nessuno scugnizzo osa tirarmi anche solo una pietra (da quando ho lasciato Diyarbakir la voglia di prendere a ceffoni lo stronzetto di turno è ancora grande).
Visito velocemente l'antico borgo e devo solo evitare qualche bambina che vuole vendermi un braccialetto e dei ragazzi che vogliono a tutti i costi regalarmi un piccione che hanno appena catturato.

Midyat e MardinMidyat e Mardin 

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La meta di oggi è la città di Urfa ma visto che ho tempo decido di fermarmi lungo il percorso a Mardin. E per fortuna: arrivo con il sole che ha già descritto una buona parte del suo arco e nel paio d'ore che passo ad arrampicarmi sulle salite della piccola cittadina la luce diventa (da un punto di vista prettamente fotografico) di meglio in meglio e prima che la nostra stella si nasconda dietro le montagne, i suoi raggi colorano le fredde pietre di Mardin di un arancione intenso.
Alcuni bambini importunano i rari turisti (io) chiedendo soldi, altri, con le mani e la faccia sporche, si caricano la schiena di fascine, altri ancora vendono spremute da un banchetto per strada, due bambini più fortunati e spensierati manovrano con perizia dei colorati aquiloni.
A spasso per la città tutti gli abitanti salutano lo straniero di passaggio con degli ampi sorrisi ed una famiglia insiste perché beva un caffè con loro. Una ragazza con un foulard fiorito in testa esamina il fondo della mia tazzina di caffè. Chissà cosa avrà visto? Non riesco a capire se abbia scorto un presagio positivo o una prossima disavventura. Però ride, speriamo bene.

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La sera incontro Lauren, australiana itinerante, e, dopo settimane senza aver parlato con altri viaggiatori, mi fa piacere poter condividere una cena dove il dialogo non si limiti a frasi immaginate e risposte inventate.

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2 responses to Midyat e Mardin
  1. anonimo says:

    Eccheppalle. Non si decidono a chiamarmi giù in sala. Niente di che, una cosa da poco. 10 minuti. Solo che non mi chiamano.

    Meno male che c'è qualcosa di interessante da leggere nell'attesa.

    Sei proprio bravo. Sia con l'appareil photo che con la tastiera. E così un pò d'aria fresca arriva pure qui.

    #

  2. NoRupies says:

    eheh, quoto #1

    una volta ho fotografato il cuoco (o comunque quello che stava ai fornelli); ogni tanto ci ripenso, chissaperchè, a quella foto e a chissà cosa avevo mangiato.