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M'illumino di Ohrid

Giornata a base d'incontri oggi ad Ohrid, la più grande località turistica di tutta la Macedonia, un piacevole borgo adagiato sull'omonimo lago che si estende lungo i confini di Grecia, Albania e Macedonia. Si narra che il lago di Ohrid si sia formato più di tre fantastilioni di anni fa e che sia il posto più luminoso sulla faccia della terra.

Inizialmente snobbo il lago e mi metto a girovagare tra i banchetti del mercato locale dove le donne del circondario portano foulard con roselline e motivi colorati che mi ricordano quelli visti ad Abyaneh, in Iran. Alcuni (due) uomini portano un fez arrotondato di feltro bianco. Sui banchi dei commercianti si vedono enormi grappoli di peperoncini, aglio, cipolle e zucche dalle strane forme. L'ubriaco di turno (sono le nove di mattina) vuole regalarmi due rametti pieni di boccioli gialli, ma lo convinco a tenerseli: gli stessi rami sono in vendita un po' ovunque nel mercato, forse un simbolo della primavera che stenta ad arrivare.

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Dopo aver abbandonato i banchi pieni di frutta e verdura, passeggio a caso per le vie della città e salgo sulle pendici che portano al castello. Lì, vicino ad una chiesa che domina il lago, incontro uno strano figuro vestito di bianco e nero, quasi senza denti, che regge un bicchiere di birra (sono le dieci di mattina) in una mano smisuratamente grande, gonfia e rossa. Mi chiede, in italiano, se abbia bisogno di una guida: mi da del voi, mi dice di essere un filosofo e mi abbandona con un cortese inchino quando gli comunico che preferisco restare da solo.

Faccio pochi metri e m'imbatto in Vladimir, un pensionato che parla italiano e vuole a tutti i costi offrirmi una birra (sono le dieci e sette minuti) e parlarmi della sua vita avventurosa. Gli dico che prima voglio andare a farmi un giro e che poi (forse, magari) gli terrò compagnia.

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(ciao Cath)


Durante il mio casuale percorso incontro Jana P., studiosa (“I wrote my PhD thesis on this church”, mi dice alzando gli occhi dal suo lavoro all'uncinetto) e custode della chiesa di S. Clemente (mi pare, ma potrebbe essere un qualsiasi altro santo preso a caso tra quelli a disposizione). Truccatasi probabilmente in una stanza scura e senza superfici riflettenti, mi guida con passione alla scoperta degli affreschi del tredicesimo secolo (ancora una volta, data tirata a caso ma verosimile): scopro così che quell'angelo sulla cupola è in realtà lo spirito di Gesù, che l'aureola di Giuda Iscariota diventa sempre più piccola man mano che ci avviciniamo al famoso tradimento (portato alla ribalta da Mel Gibson sul grande schermo (il film non l'ho visto ma immagino che ci sia la scena in cui Giuda bacia Gesù)) e che gli occhi dei santi raffigurati sulle pareti non sono stati deturpati da un movimento iconoclasta ma dalle donne del posto che li staccavano con un temperino per portarseli a casa al fine di scacciare il malocchio (un'altra versione vorrebbe che gli occhi dei santi venissero poi polverizzati e dati ai malati come medicina).
Abbandono Jana e la ringrazio.

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Quando torno sui miei passi vedo Vladimir, intento, assieme ad altri pensionati sbevazzanti, seduti come lucertole al sole, a sorseggiare Skopsko, la birra locale. Mi unisco a loro e quando Vladimir finisce la propria lattina vado a comprargliene un'altra: mi parla di Ohrid (Ocrida in italiano) e della sua storia, dalla formazione del lago, della conquista della città da parte dei romani, delle seguenti invasioni slave e del periodo ottomano.

In lontananza scorgiamo arrivare il filosofo e quando dico di conoscerlo Vlado mi dice “sì, Slavko, filosofo, povero, poverissimo”. Slavko si para di fronte a noi e col suo disarmante sorriso sdentato ed una gentilezza ineccepibile mi chiede se posso offrire anche a lui una birra; accetto volentieri e incominciamo a parlare a lungo. Mi ripete tutte le storie raccontate da Vladimir ma con più lazzi e riflessioni filosofiche: continua a darmi del voi (gli faccio baciare l'anello) e scambia sistematicamente tutte le finali delle parole che finiscono in –mento e –zione. Tra uno scambio di finale ed un altro, mi propone la propria teoria secondo la quale la guerra nei Balcani è cominciata per distrarre l'opinione pubblica dai problemi del signor Clinton con la signorina Lewinski.


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Abbandono l'allegra combriccola e continuo l'esploramento della città.
Vicino alle rovine del teatro, poco lontano rispetto alla panchina dei pensionati, trovo per terra una calamita, anzi un ricordo del passato che sa di Messico, un oggetto oblungo che lanciato in aria assieme ad una copia uguale produce un fastidioso rumore di sonagli (le calamite si attraggono e si respingono creando il suono)(Matte, te le ricordi?).
Insomma, questo:


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Mentre sto facendo una foto ricordo alla detta calamita senza gemello, compare alle mie spalle Slavko che guarda interdetto l'oggetto e con ancora più curiosità lo scemo (i.e. io) che lo sta fotografando. Quando gli spiego la funzione dell'oggetto allora incomincia a lodarmi in maniera altisonante: “Ah ma voi siete un angelo mandato dal cielo, che trova oggetti per strada e li trasforma in opere d'arte, un novello Duchamp!” (ahahah e poi ahahah e anche ahahaha).

Sulle sponde del lago trovo Clement, un suonatore di strada Ceco (ciao Guia) che si presenta con un “I play on the street, I live on the street”; di fronte a lui, due ragazzini che lo ascoltano suonare. Uno dei due gioca con un coltello a serramanico e mi fa vedere con orgoglio il tatuaggio che si è inciso sul dorso della mano. Parlo per un po' con Clement, il quale si sente in dovere di ripetermi ancora una volta la storia dell'antichissimo lago e mi dice come il luogo sia carico di energia: “it's a voodoo place man, believe me!

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Lascio Clement ai suoi fan e mi godo gli ultimi raggi di sole guardando la tranquilla vita macedone passare di fronte a me.

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2 responses to M'illumino di Ohrid
  1. anonimo says:

    cioè! ma questi stanno fuorissimo.. 
    http://www.fanpop.com/spots/macedonia/images/2688901/title/ohrid-photo

    d'estate al lago Ohrid ci fanno lo schiuma party.. sapone e schiuma direttamente nel lago! 
    Per caso pure loro hanno la Prestigiacomo come ministro dell'Ambiente?

    a parte questo, nulla da dire sul paio di chiappe che si vede nella foto..

    Matteo, io nel frattempo sono volato una settimana in Turchia, fiducioso che il tuo feedback sulla città di Smirne corrisponda al vero.. 
    Spero di incrociarti dalle mie parti quando farai ritorno in Italia.. sempre se ci ritorni, in Italia.

    ossequi(i)

    Michele

  2. andlosethenameofaction says:

    Ahaha e io che pensavo fossero attentissimi all'ecologia del lago con tutti i cartelli che si vedono in giro che intimano al rispetto dell'ambiente!
    Certo che torno e passo dalle tue parti solo per incontrare te quindi vedi di tornare da Smirne sano e salvo e non innamorato di qualche turca che poi mi tocca consolarti tutto il tempo.