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Morire a Varanasi

Morire a Varanasi
Rama naam satte he”, il nome di dio è sacro, salmodiano ripetutamente coloro che portano i cadaveri alla cremazione. Gruppi agitati di uomini portano una barella di bambù: panni colorati e dorati ricoprono il morto e una fila di persone segue il feretro tra le strette vie di Varanasi. La morte è una componente costante nella vita della città, è gioia e dolore allo stesso tempo, si lamenta la perdita di un caro e si gioisce perché il ciclo delle reincarnazioni s'è accorciato. Il feretro che si dirige verso i ghat (i luoghi deputati alla cremazione rituale e ai bagni purificatori) sulle sponde del fiume si fa largo tra la folla di pellegrini vestiti di arancione che inneggiano a Shiva e che escono dai flutti portando a tracolla dei contenitori di plastica o terracotta con l'acqua sacra attinta dal Gange.

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Il figlio, o un altro membro della famiglia, mai le figlie (le donne della famiglia non sono ammesse alla cremazione, il loro pianto impedirebbe all'anima di salite al cielo), esegue i rituali per accompagnare l'anima del morto nell'aldilà: accende dei bastoncini d'incenso che infila in delle polpette bianche create sul posto con acqua e farina, accende una candela e la mette sulle labbra del cadavere, gira intorno al corpo, ripete il gesto seguito dagli altri uomini in fila indiana (dire fila indiana in India mi sembra un po' stupido, di sicuro qui si dirà in altro modo, come per esempio in Russia l'insalata russa si chiama insalata francese e di sicuro in Turchia non si fuma come dei turchi e in Scozia sarà qualcun altro ad essere tirchio, ma forse la fila indiana è riferita agli indiani d'America, boh) poi si mettono tutti in posa inginocchiati attorno alla testa del defunto e fanno l'ultima foto di gruppo prima di ricoprire il volto e portare il corpo verso il Gange dove subisce un lavaggio rituale.
Il figlio ha la testa rasata e solo un ciuffetto di capelli è lasciato presso la nuca: attorno ai ghat in cui vengono bruciati i corpi uno stuolo di barbieri rasa gli uomini a lutto con precisi colpi di rasoio.
Il corpo viene poi adagiato su una pira (di qualità diversa a seconda della casta: per la casta più alta, quella dei Bramini, dev'essere puro legno di sandalo, ottantamila rupie, circa millecinquecento euro, che non si spegne anche sotto acquazzoni monsonici e non puzza) e il figlio da fuoco alla legna con dei sottili steli di legno che dapprima vengono fatti fumare attorno al corpo e poi inseriti sotto la base. Mentre il fuoco si propaga vengono versate sul corpo diverse spezie e del latte. Quando il fuoco comincia a scoppiettare si abbandona la pira alle cure del personale del ghat che attizza il fuoco con lunghi bastoni.
Le fiamme salgono alte e il corpo coperto dalla legna quasi non si vede, a volte tra un ramo ed un altro si distinguono però i piedi o il cranio, il calore che sale dalla pira confonde i contorni e crea strane illusioni.
Tre ore più tardi, quando la pira non è altro che brace e l'anima è assunta al cielo, per concludere la cerimonia, viene gettato un vaso che fa schizzare verso l'alto un nugolo di scintille in una danza confusa.

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4 responses to Morire a Varanasi
  1. anonimo says:

    E tu, cosa facevi durante la cerimonia? Dimmi che ti sei travestito da donna! Cri

  2. andlosethenameofaction says:

    Ma no! Solo le donne della famiglia non sono ammesse. Anche travestito non avrei dato scandalo. Gambe pelose a parte.

  3. usadifranciRDD says:

    fila indiana dagli indiani d'america…camminavano uno sulle impronte dell'altro per non far capire qunti fossero ai nemici.
    sapevatelo su discovery channel!

  4. andlosethenameofaction says:

    Quante cose ci insegna mamma televisione.