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Niente foto ad Hoi An

– Dove vai?
– Sto uscendo.
– Questo lo vedo, ma perché non mi porti?
– Sai com'è…
– No, sai com'è un corno: perché non mi porti ti ho chiesto?
– Sai, pensavo di uscire per i fatti miei oggi, senza di te.
– Senza di me?
– Sì.
– Ma non farmi ridere.
– Davvero, mi sembra di aver passato un po' troppo tempo con te in questo ultimo periodo. Vorrei solo una giornata per i fatti miei.
– C'è un'altra.
– Ma no.
– C'è un'altra o ne vuoi cercare un'altra mentre mi lasci qui tutta sola.
– Ti giuro di no.
– Bugiardo.
– Senti, non fare la permalosa e poi ne hai viste in giro che valgano la pena?
– Aha! Visto che ne vuoi un'altra?
– Dài, smetti di fare così, non ti sopporto quando cominci con le tue crisi di gelosia, non continuare. Oggi ho voglia di stare per i fatti miei punto e basta. Anche per vedere come reagisce la gente quando sono da solo.
– Cosa vuoi dire?
– Sai, ogni tanto la gente si imbarazza quando ci sei tu.
– Scusa?
– Ma sì, dài che hai capito.
– No, davvero, non capisco.
– Sì che hai capito, non fare la finta tonta.
– Ti vergogni di me?
– Uffa! Basta!
– Vabbe', vai per i fatti tuoi allora, io me ne sto qui. Magari non mi trovi quando torni.
– Seee, chi vuoi che ti pigli!

Esco sbattendo la porta. Oggi voglio prendermi una giornata di pausa dalla macchina fotografica: la sua presenza a volte ti fa dimenticare che le cose possono essere assaporate anche nella loro impermanenza. Noleggio una bicicletta e abbandono la ressa turistica di Hoi An per andare dall'altra parte del fiume, perso tra le risaie dove non incontrerò neanche un viso occidentale.

Il  tasso di hpm (hello per minuto) sale rapidamente non appena sbarco sull'altra sponda. Passo una giornata bellissima canticchiano wish you were here tra la gente che miete e raccoglie il riso.

Le foto di oggi sono tante e solo nella mia testa, ognuna racconta una storia.

La gente nei campi di riso, circondati da cespugli di mimose sensitive, che miete gli steli di riso (chi con dei falcetti, con la schiena curva, chi con dei decespugliatori. Ma dico io, il decespugliatore, non sapete che il fotografo vuole il pittoresco? Tornate al falcetto e sorridete mentre sudate sotto il sole cocente por favor), li raccoglie in fascine, li passa in una mini trebbiatrice portatile azionata a pedali, ne raccoglie il riso misto a ad alcuni steli che poi vengono setacciati attraverso un cestino di vimini con una griglia dalle larghe maglie e infine messi in un altro contenitore e fatti cadere da sopra la testa di modo che il vento porti via le ultime impurità e il riso possa essere messo a seccare su teli di plastica o direttamente sulla strada.

Due bambini cercano di riempire d'acqua una risaia: un recipiente è collegato a due corde, i bambini lo fanno altalenare dallo stagno al campo, buttando ad ogni colpo una decina di litri d'acqua nella risaia. Il metodo è lento ma pare funzionare.

In lontananza più donne che uomini sistemano grosse balle di steli di riso sulle due estremità di un grosso stelo di bambù tagliato a metà (allora non lo fanno solo per i turisti) e le trasportano con movimenti disarticolati delle anche ai bordi della strada. Una ragazza usa le mani e non il bastone per trasportare il proprio voluminoso carico.

Tutte le contadine sono pesantemente vestite, con pantaloni, maniche lunghe, guanti, i classici cappelli a cono e persino una mascherina che copre la maggior parte del viso e lascia scoperti solo gli occhi: le vietnamite sono ossessionate dalla bellezza della loro pelle, che rima con pallore, allora per non sembrare un membro della classe contadina che lavora nei campi ci si copre interamente anche se si appartiene alla classe contadina che lavora nei campi.

Le studentesse che tornano da scuola su biciclette per la crescita, troppo grandi. Con il vostro vestito di seta color avorio, pantaloni e lunga tunica, o le vostre uniformi con pantaloni blu, camicetta bianca e foulard rosso come siete più belle e aggraziate delle vostre omologhe inglesi o australiane nelle loro impacciate uniformi a quadretti e scarpe ortopediche! Siete anche decisamente più magre ma ricordatevi di lavarvi i denti dopo mangiato.

Un tomba taoista, amaranto e solitaria, contrasta nel mezzo del verde intenso di un infinito campo di riso. L'immaginazione si chiede cosa sia successo e la tristezza vaga.

Un mandriano (?) di oche dirige almeno trecento palmipedi bianchi da un campo di riso ad uno stagno adiacente. Con un lungo bastone le indirizza sul giusto cammino e va a recuperare quelle che stanno beccando avidamente i chicchi di riso. Non appena le oche sono sull'asfalto sanno dove andare: zampettano velocemente e impacciatamente (qualcuna cade sbattendo il becco e si rialza) per andare a galleggiare tranquillamente su uno stagno dall'altro lato della strada.
Il guardiano delle oche porta l'ultima ritardataria per il collo e la rilascia in prossimità dello stagno dove dopo pochi istanti si mimetizza tra le compagne per far dimenticare le proprie colpe.

Un gruppo di persone assiste ad una partita di calcio. Giocano in sette per squadra su un campo d'erba e sabbia. Due dei blu non hanno le scarpe e mi metto a tifare per loro ma i rossi sono molto più forti e gli rifilano delle belle pappine. Ogni volta che fanno gol, un altoparlante dai bassi sfondati intona una musichetta di giubilo.
Il pubblico ride ogni volta che qualcuno cade. Un grassone dei blu è il loro obbiettivo preferito.

Uccelli blu cobalto girano volteggiando nell'aria e si tuffano in uno stagno nel mezzo di una risaia. Dei martin pescatori?

Un bambino costruisce un aquilone con una pagina dei compiti: un foglio è legato ad un pezzo di spago e altre lunghe strisce di carta ricavate da un'altra pagina scritta formano le code dell'aquilone. Si avvicina a me e mi chiede qualcosa. Gli do la bottiglia di ice tea che sto bevendo e pare contento.

La sera cena da Kim, l'uomo più bello di tutto il Vietnam (gli uomini vorrebbero essere come lui e le donne con lui), con la ragazza dalle lunghe gambe e la sua compagna di viaggio. Si ride e si scherza, sono tutte e due molto simpatiche e passiamo un'ottima serata. Ottima.

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One response to Niente foto ad Hoi An
  1. anonimo says:

    Ogni tanto ci vuole..uscire senza di lei!
    Grande esperienza..ho iniziato a leggerti oggi..