Blog

Non fumare a Pushkar

Pushkar, covo di israeliani che qui si rintanano per fumare via i brutti pensieri del loro lungo servizio militare (due anni per le donne e tre per gli uomini). Non è un bel posto, o almeno, né io né Chinnabù vi troviamo alcunché di speciale ma ci stiamo più del dovuto e cerchiamo se non altro di approfittare del lato turistico della città: buon cibo, prezzi bassi, la possibilità di bersi una bitta sottobanco. Sottobanco, sì, perché Pushkar è una città sacra in cui il cibo non strettamente vegetariano è bandito e ogni tipo di droga e alcool è severamente vietato. E qui l'India rivela tutta la sua ipocrisia per far piacere al turista: sui menù dei ristoranti la parola uovo non è mai scritta e viene sostituita da dei puntini di sospensione (ci chiedevamo come potesse essere fatta una tortilla altrimenti), i camerieri come prima cosa ti chiedono se vuoi una birra e tutti, ma proprio tutti (OK, quasi), vengono qui solo ed esclusivamente per fumare e gli spacciatori (i.e.: tutti i negozianti della città) ti chiedono se ti serve fumo, ovviamente d'ottima qualità. A parte questo poco. Qualche rara foto fatta nell'arco di una breve passeggiata e basta.

Non fumare a PushkarNon fumare a PushkarNon fumare a PushkarNon fumare a PushkarNon fumare a PushkarNon fumare a PushkarNon fumare a Pushkar
A Pushkar ritroviamo Hussain che è lì con l'amico Puglia che si rivela essere estremamente logorroico e nessuna storia da lui raccontata sembra avere un senso compiuto tanto che stare ad ascoltarlo diventa quasi un esercizio zen. Hussain resta solo una notte e abbiamo poco tempo per stare con lui: s'è “dimenticato” che il giorno seguente è il suo compleanno e deve tornare a casa per celebrarlo con la famiglia. Ciao Hussain, fino alla fine sei stato gentilissimo e mi sento in colpa di non averti neanche comprato un regalo per farti gli auguri.

 

click here to share

Comments are closed.