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Odio i camion ma non quando sono vecchi e verdi

– Scusi, come faccio arrivare a Yadz?
Ottengo uno sguardo vuoto per tutta risposta e dopo dei secondi che sembrano eterni l'uomo alla reception mi dice semplicemente:
– Autobahn.
– Autobahn? (tutti sanno che le autostrade sono state inventate in Germania, difatti qui usano il termine tedesco per descriverle)
– Autobahn.

Ovvero, tradotto, devo andare al casello dell'autostrada e aspettare che passi un autobus in direzione di Yadz. Sembra tutto facile, no? Sembra.
Il casello è a venti chilometri dal centro, un tassista mi scarica proprio all'uscita dell'autostrada. Fa freddo ma il sole mi scalda la pella.
Non sta passando nessun autobus, mi do tempo un'ora prima di pensare al piano B.
Primo autobus. No, vado a Kashan.
Secondo autobus. Tira dritto.
Terzo autobus. No, Teheran.
Quarto autobus. Manco si ferma.
Mhh.
Ad un certo punto è un vecchio camion verde che si ferma in mezzo alla strada (come tutti ben sanno, odio i camion, se non lo sapevate adesso lo sapete, non so però da dove provenga quest'astio), l'autista, un omone barbuto, mi guarda e con quel tipico gesto della mano (le dita aperte, il palmo a conca come a cogliere una mela e una torsione antioraria dell'avambraccio), che pare dire “ehi, sono qui per te, di cosa hai bisogno”, inquisisce sulla mia destinazione.
Sussurro “Yadz” sapendo che l'omaccione leggerà le mie labbra.
Mi fa cenno di salire.
Sono un po' titubante.
Do un ultima occhiata all'orizzonte e non si vedono autobus.
OK, perché no dopo tutto?

Salgo sul camion d'epoca e mi siedo su una banchetta durissima. Mh. Ci accordiamo sul prezzo del passaggio e partiamo. Il mio autista non parla una parola d'inglese ma è una delle persone più espressive a gesti che abbia mai conosciuto: mi fa capire di chiamarsi Russof, di essere curdo, di essere sposato con Susannah e di avere un figlio che si chiama Amir Hussain, mi fa vedere i suoi tatuaggi (di quelli che sembrano fatti in prigione) e mi fa delle domande. Ce l'hai tu una Susannah? Un Amir Hussein? Di che religione sei? (gesto del musulmano che prega seguito da sguardo interrogativo. Risposta mia: segno della croce seguito da una mano oscillante come a dire “più o meno cattolico” perché mi riusciva difficile spiegare il concetto di Croce secondo il quale nessun italiano può dirsi non cattolico). Se i morti vengano sepolti o bruciati? (fa finta di scavare per i musulmani, mima il gesto di accendere una pira funebre per gli hindù e poi mi guarda chiedendo “Italia?”). Se i cattolici vengano circoncisi? (vi risparmio il gesto). Passo tutto sommato delle ore piacevoli e mi rilasso capendo che non corro alcun rischio con questo orso buono e sorridente. Quando passiamo di fianco ad una centrale atomica iraniana mi fa notare le varie postazioni della contraerea mimetizzate tra la sabbia.
Resto di sasso quando mi dice di avere trentadue anni, io che gliene davo almeno quarantacinque: mi sa che mi devo abituare al fatto che, qui, tutti sembrino più vecchi.

Odio i camion ma non quando sono vecchi e verdiOdio i camion ma non quando sono vecchi e verdi 

Odio i camion ma non quando sono vecchi e verdiOdio i camion ma non quando sono vecchi e verdiOdio i camion ma non quando sono vecchi e verdiOdio i camion ma non quando sono vecchi e verdi

Ci fermiamo a mangiare nel tipico posto da camionisti e ovviamente il cibo è ottimo. Russof ordina due dizi, un piatto a base di carne di pecora e verdure in brodo, e mi insegna come mangiarlo: fase uno, dapprima rompi del pane in una ciotola e versaci sopra il brodo, mangia; fase due, con un pestello riduci in poltiglia la carne e le verdure e usa il resto del pane per mangiare la pappetta così prodotta. Buono buono, vorrei pagare io ma insiste per dividere.
Riparatiamo e Russof ha sonno, mi accorgo che si sta addormentando visto che la velocità diminuisce considerabilmente e lui sbanda lentamente sulla strada dritta. “Oh Russof! Non t'addormentare!”. L'autoradio è rotta e la sua palpebra è sempre più pesante, mi fa capire che devo cantare per tenerlo sveglio, possibilmente delle canzoni italiane.
Riesco a mantenerlo desto, col suo anellazzo tiene il perfettamente il ritmo delle mie note stonate e ogni tanto si mette a cantare con me. Il ritornello di Cuccuruccuccù Paloma di Battiato gli piace particolarmente e me lo fa ripetere una decina di volte, “ahi ahi ahi ahi ahiiii cantavaaaaaa”.
Rischio passato.

Ad un certo punto mi fa vedere delle foto sul telefonino.
– Amir Hussain (foto di scugnizzo con faccia da vandalo)
– Ahhh che bello! (in realtà prima di vedere la foto pensavo avesse due bambini, Amir e Hussain)
– Amir Hussain (altra foto del bimbo che però pare molto più vecchio in questo ritratto)
– Ahah (rido perché non so che dire, fatelo anche voi, meglio che dire stronzate)
– Susannah (che proprio non è un fiore, anzi, è proprio un bel cartonaccio)
– Oh che bella! (mento spudoratamente)
– Amir Hussain (un'altra, stavolta in fasce)
– …
– Sex (mi fa vedere la foto di una ragazza in posa lasciva con delle tette enormi, alza e abbassa le sopracciglia in maniera abbastanza eloquente e assume l'espressione di chi la sa lunga)
– Eh?
– Amir Hussain (altra foto)
– ?
– Sex (altra battona in minigonna, stesso movimento delle sopracciglia e stessa espressione sul viso)

Capisco, non sono immagini che ha scaricato da un qualche sito losco: intervallate alle foto della famiglia ci sono tutte le pose (tante) delle prostitute con cui è andato e il passaggio da “Amir Hussain” a “Sex” è quantomai grottesco però mi procura anche una certa qual ilarità che lui condivide con me.

A metà del tragitto mi tocca pure fargli un massaggio alla schiena.

Continuiamo il viaggio e arriviamo a Yadz a tarda sera, mi lascia all'ingresso della città visto che i camion non possono entrare.
Ci salutiamo caldamente e lo vedo allontarsi creando nere nuovole di smog.

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4 responses to Odio i camion ma non quando sono vecchi e verdi
  1. oOsaphyraOo says:

    La cosa più bella è che questo burbero camionista ti accettato, uno sconosciuto, sul suo camion!Qua dalle nostre parti no, non credo che potrebbe succedere una cosa del genere!Ecco cosa significa essere cittadini di uno stesso Mondo!
    *Vanille*

  2. anonimo says:

    Avevo perso il link del tuo blog in un cambio di pc. In una giornata fresca di pioggia non potevo fare ritrovamento migliore.
    La banale contentenzza dell'inaspettato (chi più di te può riconoscerla?) fa si che per la prima volta ti lascio un commento.

    Alla prossima tappa.

    Marte

  3. anonimo says:

    cosa trasportava ?
    non e' la prima domanda che ti poni quando vedi un camion? 
    m1

  4. andlosethenameofaction says:

    No, in Iran ti fai altre domande, tipo "riuscirà il mezzo a non perdere nessun pezzo per strada?", "quanto può farmi male quest'omaccione?" però secondo me viaggiava vuoto (ecco)
    Marta, marte? Piove? Noooo
    Vanille, se vedi per strada un iraniano invitalo a pranzo in segno di riconoscenza, grazie.