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Pechino e pensieri

Arrivo a Pechino a pomeriggio inoltrato, il cielo è azzurro e la temperatura piacevole. Sono felicemente sorpreso dopo aver letto da troppe parti di insuperabili coltri di smog che limitano pesantemente la visibilità e frequenti tempeste di sabbia che obbligano i pechinesi a coprirsi il capo con buste di plastica. La luce è ottima e appena arrivato inforco la macchina fotografica e vado a fare un giro in piazza Tianan'men.

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Forse non avrei dovuto, forse avrei dovuto starne alla larga. Non so cosa succeda in questo enorme spazio, ma viene tocca una corda dentro di me che sancisce la fine dell'idillio con la Cina e mi sbatte contro il muso tutta l'iniquità dello stato cinese. Forse sono i soldati che non dimostrano più di sedici anni e mezzo il cui unico compito è di restare impettiti ed immobili ai lati della piazza, forse sono gli “studenti” che ogni tre passi ti abbordano (sì, sì, l'ho capito che son bello) e che vogliono fare due chiacchiere con te in uno di quei costosissimi saloni da tè dove una teiera parte da trenta euro (più “affitto” della sala, più stuzzichini vari, più cerimonia del tè, etc. etc. ebbene sì, anch'io mi sono fatto fregare, in extremis limitando i danni, ma i quindici euro per un caffè, buono eh, mi stanno ancora qui), forse sono i puntigliosi controlli di sicurezza (tipo aeroporto) a cui tutti sono sottoposti prima di entrare nella piazza, forse sono le telecamere a circuito chiuso che punteggiano la piazza (sentitevi pure osservati), forse sono tutte quelle ragazze bellissime con cui è impossibile parlare (sì, secondo il noto assioma per cui più le cinesi sono belle meno parlano inglese, e no, non sono un marpione, sono solo un esteta), forse una sensazione di profonda stanchezza tale che mi chiedo se per caso non ho preso la mononucleosi mangiando un raviolo cotto male (è così che si prende la mononucleosi, vero?), forse i due maxischermi ai lati di un gigantesco obelisco che fanno scorrere immagini propagandistiche della Cina come posto più figo di tutto l'universo, di sicuro il faccione di quel satrapo puzzone di Mao all'uscita della città proibita che domina la spianata ma sta di fatto che l'incanto s'infrange e l'insieme di tutto ciò risveglia le immagini della Cina più brutta: uno stato che giustizia migliaia dei propri cittadini ogni anno (c'è chi dice centinaia di migliaia, ma una cifra precisa ovviamente non esiste), che ne limita pesantemente la libertà personale e d'informazione, con un divario tra ricchi e poveri che si fa sempre più grande e l'oppressione, militare e culturale, di “provincie” distanti come il Tibet (e qui la storia la sappiamo tutti), Taiwan (idem, magari qualcuno meno e uichipidia è sempre lì per quello) e lo Xijian (la provincia dell'estremo ovest dove vive le minoranza musulmana degli uiguri ribellatasi un paio d'anni fa al governo cinese).
Ecco cosa riesce a farmi Pechino nel giro di poche ore.
Vado a letto triste e scontento.

IMG_1579 (Small)IMG_1436 (Small)IMG_1419 (Small)IMG_1181 (Small)Il giorno seguente, ancora con l'amaro in bocca, effettuo un viaggio nel tempo visitando dapprima la Città Proibita e finendo la giornata sotto i grattacieli futuristici della zona degli affari di Pechino.
La Città Proibita, così detta perché per più di cinquecento anni l'ingresso ne fu vietato al popolo, era la residenza principale dell'imperatore, una serie di edifici imponenti intervallati da giardini e ampie piazze lastricate. Vale la pena di visitare questo monumento al regno più lungo della storia e chiunque abbia visto l'ultimo imperatore (se passa alla tele registratemelo ché voglio vederlo quando torno) non può non immaginarsi il piccolo Puxi giocare annoiato tra le vie di questi luoghi che escono direttamente da un passato lontano. Si può passare tranquillamente la giornata a perdersi tra le decine e decine di edifici dai tetti gialli ma dopo un po' sembrano tutti uguali e nel primo pomeriggio i gruppi di turisti cinesi con cappellini fluorescenti e con guida megafonata, la mia nemesi, diventano sempre più numerosi e mi spingono alla fuga. La comparsa all'ultimo minuto di una scolaresca di bambini americani grassi (viva gli stereotipi) che parla solo di stronzate americane (viva gli stereotipi) a voce altissima (viva… insomma, ci siam capiti) mi fa dimenticare la stanchezza nelle gambe e nelle anche e volo via. Abbandono la città proibita passando sotto il neo di Mao: vedendo alla televisione le immagini di piazza Tianan'men, ho sempre pensato che il dipinto del “Grande Timoniere” fosse affisso sul mausoleo che ne contiene la salma, invece è sulla porta della Pace Celeste, all'uscita della città proibita. È giusto che il ritratto dell'ultimo vero imperatore della Cina faccia bella mostra di sé sul palazzo di dinastie ben più gloriose: l'uomo che ha creato la Cina di oggi distruggendone la storia e la cultura, mandando a morte centinaia di migliaia di dissidenti per la sola brama di potere personale. Caro Mao, Ho Chi Minh era d'altra pasta, non perderò tempo per vedere il tuo corpo imbalsamato all'altro lato della piazza, non lo meriti.

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Qualche cinese particolarmente effeminato posa davanti al ritratto di Mao facendo stupide mosse che non sembrano perturbare le guardie del picchetto ma mi strappano un sorriso.

Pechino e pensieriPechino e pensieri
Potrei tranquillamente andare a buttarmi via e riciclarmi per l'indomani ma preferisco camminare senza una meta precisa; adocchio qualche grattacielo in lontananza, c
he prendo come punto di riferimento, e dopo un paio d'ore (dopo aver attraversato un quartiere in cui tutte le scritte sono in russo e si vedono un sacco di biundazze per strada, mah) osservo la nuova Pechino, quella che punta verso il cielo e vuole diventare una metropoli moderna. Il quartiere è piacevole e ci sono parecchie torri degne di nota. La nuova sede della televisione cinese (penso non ancora inaugurata però) opera dell'architetto olandese Rem Koolhaas è un'incredibile sfida alla gravità, una specie di cubo di Rubik a cui abbiano tolto dei pezzi. Poco distante, passo un bel po' di tempo ad osservare la gente che passa sotto il più grande schermo che mi sia mai capitato di vedere: sospeso a venti metri d'altezza percorre il soffitto di una galleria di un centinaio di metri di lunghezza con immagini che cambiano in continuazione e illuminano il passaggio sottostante.

IMG_1531 (Small)Pechino e pensieriMentre guardo la gente passare fa la propria comparsa un cane che, pòrello, è stato completamente tinto da panda. Non sembra molto contento ma è la gioia delle folle.

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OK, tempo d'andare a letto, per fortuna la metropolitana interpreta benissimo il mio stato d'animo e lascia che un barlume di speranza riaffiori tra i miei pensieri.

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One response to Pechino e pensieri
  1. iagatabu says:

    E' un viaggio sempre più affascinante….
     Ciao!!!