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Per capire meglio

[Attenzione! Questo è un post serio, se continuate a leggere ve ne assumete tutte le responsabilità]

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Per capire la situazione attuale del Tibet bisogna capirne la storia e visto che lo so che quando vi dico di andare a vedere su uichipidia voi non lo fate (vox clamantis in deserto) e che comunque uichipidia in questo caso non è fonte molto affidabile (è da solo otto mesi che l'enciclopedia non è filtrata dal firewall cinese e secondo me un certo grado di censura ha dovuto rendersi necessario) a questo punto cercherò di darvi in prima persona alcuni cenni storici che vi aiuteranno a mettere la situazione tibetana nella giusta prospettiva.

L'altopiano tibetano ha avuto una storia lunga e complicata (ma va?) fatta di tira e molla tra Cina, Russia e Regno Unito (e indovina indovina, anche ingerenze americane) che vorrebbero controllarlo vista la sua posizione strategica. Con l'avvento al potere in Cina dei comunisti mangiabambini le cose per il Tibet si complicano: nel 1950 Mao si sveglia di mal umore e, vedendo nella storia passata un rapporto di sudditanza del Tibet all'impero cinese, invade la “provincia ribelle” con un pretesto; nella conseguente fase di stallo il Dalai Lama continua ad essere il capo del governo tibetano.

Nel 1959 il governo di Pechino cerca un pretesto per annientare militarmente la resistenza tibetana formatisi durante gli anni d'occupazione ed invita il Dalai Lama al di fuori del Tibet per una riunione: tra il popolo tibetano si diffonde la preoccupazione che il Dalai Lama possa essere rapito durante questo viaggio e pacificamente assedia la resistenza estiva del capo del governo tibetano impedendogli ogni movimento. È la scusa che Pechino aspettava: viene lanciata un'offensiva contro tutto il Tibet durante la quale muoiono migliaia di poveri tibetani male in arme e in cui il Dalai Lama viene fatto passare sotto il naso delle truppe cinesi da alcuni guerrieri Khampa (quelli con le trecce rosse, per capirci) e portato al sicuro in India. Uno smacco per Mao e l'inizio dell'esilio del capo del governo tibetano che dura fino ad oggi.

Gli anni della rivoluzione culturale sono una pagina scurissima della storia tibetana: con la scusa di distruggere “tutto ciò che è vecchio”, includendo le credenze e le religioni vengono distrutti migliaia di templi e monasteri, i monaci vengono cacciati o torturati o “rieducati”.

Nel periodo successivo alla rivoluzione culturale la Cina, sempre più subdolamente, affonda le proprie radici nell'arido terreno tibetano: nomina un governatore che segue alla lettera le direttive del partito, stimola l'immigrazione dei cinesi han, investe un sacco di soldi (infrastrutture, strade, ospedali, ferrovie, presenza militare) e fa sì che il Tibet diventi a tutti gli effetti una provincia cinese. I due milioni e settecentomila tibetani vengono diluiti da un afflusso sempre maggiore di cinesi (a Lhasa oggi per esempio, i tibetani rappresentano una minoranza). L'invasione cinese ha certamente incrementato il livello di vita del tibetano medio fornendo strutture moderne per lo sviluppo della regione e abolendo un sistema di sudditanza del popolo prossimo alla schiavitù ma queste cose assumono un'importanza secondaria di fronte al genocidio culturale messo in atto da Pechino: poco importa ai tibetani la copertura completa del territorio di China Mobile, le nuove ferrovie e gli aeroporti che portano stuoli di turisti a Lhasa quando il loro modo di vita e la loro cultura sono così pesantemente minacciati d'estinzione.

L'ultimo capitolo di questa farsa è rappresentato dall'imposizione del governo di Pechino di un Panchan Lama diverso da quello inizialmente designato dal Dalai Lama. E qui, per voi gente di cultura, dovrebbe essere tutto chiaro. Per gli altri invece, continuare a leggere.
Nel Tibet esistono principalmente quattro sette buddhiste, ognuna ha il suo capo e le sue tradizioni ma storicamente il Dalai Lama, il capo della setta dei Gelugpa, è sempre stato considerato il capo del governo tibetano. Nel sedicesimo secolo il quinto Dalai Lama riconosce nel suo maestro il Panchen Lama (lama è un titolo onorifico e panchen significa erudito, studioso) che in futuro avrà un ruolo fondamentale nella ricerca delle future incarnazioni del Dalai Lama: quando il Dalai Lama muore è il Panchen Lama a gestire tutti gli auspici e i segni divini che indicano chi sarà il successore e lo stesso fa il Dalai Lama per definire la successione del Panchen Lama.
Quando il decimo Panchen Lama è passato a miglior vita (1989), dopo una lunga serie di divinazioni e rituali, nel 1995 il Dalai Lama individua nel bimbo Gedhun Choekyi Nyima il nuovo Panchen Lama: la cosa non va a genio a Pechino che vede in tutto ciò un'ingerenza nei propri piani per la conquista
totale del Tibet, se controlli anche la religione in Tibet controlli tutto. Il Panchen Lama designato viene fatto sparire (fonti ufficiali lo dicono “sotto protezione” e a quanto pare “non vuole essere disturbato”, molte voci però lo definiscono come il più giovane prigioniero politico dei nostri tempi) e la sua designazione dichiarata nulla perché non ha seguito la tradizione dell'urna d'oro, imposizione imperiale dell'epoca Qing: un sorteggio fasullo viene effettuato e questa volta il Panchen Lama è ufficialmente gradito al governo, Gyancain Norbu viene imposto ai tibetani come seconda più alta carica religiosa ed incomincia una stretta formazione (indottrinamento) a Pechino.
Proprio nei giorni in cui mi trovavo in Tibet il Panchen Lama imposto stava tornando a vivere a Shigatse, storicamente la residenza dei Panchen Lama ed un lungo cordone di polizia (centinaia e centinaia di uomini) erano disposti ad intervalli di non più di duecento metri in tutto il tragitto dall'aeroporto fino a Lhasa dove il Panchen Lama imposto avrebbe dovuto benedire i suoi “fedeli”.
Le foto del Dalai Lama sono quasi tutte sparite dal Tibet ma quelle del giovane usurpatore campeggiano in tutti gli edifici ufficiali e i templi a fianco di quelle del nono e del decimo Panchen Lama.

Dopo più di sessant'anni di dominazione e colonizzazione cinese è secondo me oggi impossibile parlare di un Tibet indipendente. Oltre alla posizione strategica il Tibet si è rivelato un grandissimo giacimento minerario e un'attrattiva turistica che ogni anno richiama milioni e milioni di visitatori: il governo cinese ha investito talmente tanto denaro nella regione che difficilmente sarà convinto ad abbandonare la presa. Il Tibet, per quanto sia triste, è ormai una provincia cinese a tutti gli effetti e, a questo punto, visti gli interessi economici in ballo e la potenza della Cina, nessuno si azzarderà più a tirare in ballo la questione.

Insomma, si capisce perché lo sguardo dei pochi tibetani rimasti sia molto, molto triste.

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