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Pingyao, di fretta

Su consiglio di Michele in Cina, nel mio viaggio della speranza verso Xining, faccio tappa a Pingyao.
Se dovessi raccontarvi di Pingyao in più di cinque righe questo sarebbe senza ombra di dubbio il post più palloso nella storia di internet, per cui sappiate solo che è un bel posto, ci sono ancora le mura originarie (cosa più unica che rara in un paese che distrugge sistematicamente il vecchio per far posto al nuovo) e che se descrivessi i tetti d'ardesia delle case userei la parola coppo e non tegola per far piacere alla mia professoressa di Storia dell'Arte del liceo.
Due cose essenziale però le dovete sapere: le corone funebri qui sono enormi e per i vicoli della città ci sono delle bandierine colorate che cercano di rallegrare l'interessante grigiore del posto.

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A Pingyao non mi fermo: maledetta primavera, devo assolutamente raggiungere Xi'an in nottata, tappa verso Xining. Per cambiare vado in autobus. Una scena surreale. Mi fido di un autista di triciclo che non mi porta in nessuna stazione ma all'uscita dell'autostrada: mi chiedo che ne sarà di me. Dopo mezz'ora passata sotto una lieve pioggerellina mi fa un cenno della testa per indicare un autobus fermo al casello. È il tuo autobus, vai.

Pingyao, di fretta

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