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Poker e storie di rivoluzione a Shiraz (e niente Shiraz)

Aspetto un paio d'ore alla stazione degli autobus: la corriera (che parola desueta, manteniamola in vita, grazie) per Shiraz arriva da Teheran e accumula sempre un certo ritardo.
Due poliziotti girovagano per il piazzale e chiedono i documenti alle persone sospette (stranamente non mi annoverano tra di loro). Ne portano via uno, è afghano.

Per ingannare il tempo chiamo l'ambasciata siriana a Teheran che mi annuncia molto maleducatamente che mi faranno un visto di soli quindici giorni. Il mio amore per le ambasciate viene ravvivato.

Viaggio di fianco ad un altro ragazzo afghano, coi documenti in regola evidentemente, con cui non riesco a scambiare nemmeno una parola per mancanza di una lingua comune ma che mi offre dei semi di girasole tostati e salati durante tutto il viaggio. Sinceramente non ho mai capito il perché di questo alimento: amici spagnoli, che mangiate le stesse schifezze, illuminatemi.

Lui e Lei mi vengono a prendere alla stazione di Shiraz, mi ospiteranno molto gentilmente durante la mia permanenza in città. Evito i portantini che per qualche motivo se le stanno dando di santa ragione e salto in macchina di Lui. Per evitare l'imbarazzo di un primo incontro con gente che non parla molto bene inglese divento quasi logorroico e faccio sì che non ci sia neanche un istante di silenzio durante tutto il tragitto.
Scopro che Lui e Lei non sono sposati e che l'appartamento in cui starò è quello di Lei, che divide col Fratello. L'appartamento è in un edificio lussuoso, il soggiorno è grande quanto una pista da ballo e la cucina è la meglio fornita che io abbia mai visto.
Fratello, aspirante fotografo depresso, grande fan di musica dark metal, non è molto simpatico e mi parla con dolore delle manifestazioni avvenute nel 2009 in seguito alle elezioni che hanno visto il successo trionfale di Ahmadinejad: in televisione si sono viste solo le immagini di Teheran (e mi parla di Nada, una ragazza a cui hanno sparato in petto durante un corteo, diventata tristemente famosa grazie ad un video caricato su YouTube che ne immortala gli ultimi momenti, guardatelo) ma mi racconta di come tutto il paese fosse in fermento, di come regolarmente la gente scendesse nelle strade di Shiraz e di come lui stesso si sia fatto prendere a bastonate da ventiquattro poliziotti aspettando che un ragionevole venticinquesimo venisse ad aiutarlo. Mi racconta della ragazza che è riapparsa in università, dopo un mese di assenza, con le ginocchia e i gomiti spezzati, con la faccia irriconoscibile gonfiata dalle botte e che andava ripetendo a tutti quanti non erano troppo inorriditi dal suo aspetto “questo è il meno, questo è il meno che m'hanno fatto”.
Con lo sguardo basso, Lui, Lei e Fratello mi dicono che dopo le proteste nulla è cambiato, anzi, la situazione è addirittura peggiorata e le libertà individuali ancora più ristrette. Sono pervaso da quella profonda tristezza peggiorata dal senso di colpa per aver avuto l'immeritata fortuna di essere nato in un paese libero. Non so davvero cosa dire.

Nell'appartamento c'è un andirivieni di amici, alcuni restano pochi minuti, altri si fermano a cena. Sembrano, come al solito tutti più vecchi: ad un ragazzo do ventisei anni quando invece ne ha ventidue, ad un altro trenta e ne ha venticinque, ma la figura peggiore la faccio con Lui che quando mi fa segno con la mano aperta mostrandomi le cinque dita per darmi un suggerimento sulla sua età, io immediatamente penso cinquanta, perché cinquant'anni dimostra, poi penso che forse forse sono quarantacinque e per essere gentile dico trentacinque: tossisce imbarazzato e mi dice di averne venticinque! Mi arrampico sugli specchi come mai prima per uscire dal pantano in cui mi sono cacciato e cambio colore all'incirca quattro volte. Certo che qui il superpotere che ho sempre voluto, quello di far sanguinare il naso a comando, mi sarebbe stato comodissimo. Quando arriva il turno di Lei, che sembra più vecchia del fratello che ha ventidue anni ma mi sembra di aver capito che sia più giovane, non azzardo più rischi e sparo uno scherzoso “sedici anni” per stemperare l'atmosfera.

Quando finiamo di mangiare la pasta da me molto fantasiosamente azzardata con gli ingredienti iraniani a disposizione mi metto a giocare con loro a poker (ciao Davide) fino alle tre di mattina (e ovviamente perdo).

Ah, a Shiraz ovviamente non si trova una goccia di Shiraz (a meno di andare dal vecchio armeno che per cento ottanta dollari ne vende una botte da venti litri fatto in casa)

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3 responses to Poker e storie di rivoluzione a Shiraz (e niente Shiraz)
  1. anonimo says:

    immagino e' come chiedere a un australiano di spiegarti le bonta' del Vegemite…cosa ti posso dire? "las pipas" sono lo snack piu' buono al mondo
    M.

  2. NoRupies says:

    se può servire ad alleviare il tuo senso di colpa ti informo che da quando sei partito l'Italia è un pò cambiata: non è più un paese libero (ma ci stiamo lavorando…)

  3. anonimo says:

    Rimani fermo sulle tue idee.Bestio