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Pokhara, pioggia, pubblicità

Ci sono posti che ti fanno subito una bella impressione, indipendentemente dalla loro bellezza o dalla loro fama, sai che ti lasceranno qualcosa dentro e che li ricorderai con piacere quando sarai su una sedia a dondolo con una pipa di plastica che fa le bolle di sapone (mica vorrete essere nel pieno possesso delle vostre facoltà mentali a centosei anni?), altri che invece, indipendentemente dalla loro bellezza o dalla loro fama (non è una ripetizione, è Alzheimer galoppante) ti deludono subito e il corpo comincia a prudere e ti gratti e ti dici che forse avresti dovuto scegliere un hotel un poco meno lercio. Pokhara appartiene alla seconda categoria: sarà che sono stato abbordato all'uscita dell'autobus da due guide che volevano a tutti i costi trascinarmi nei rispettivi hotel (odio questa scena, di solito dico che ho già prenotato nel miglior hotel della città, “Guardate, ho già una suite al Grand Hotel”, “Ma non c'è nessun Grand Hotel qui…”, “T'ho detto il Grand Hotel” e vado via con nonchalance da Grand Hotel) che hanno cominciato a scannarsi così tanto tra di loro e giocare al ribasso che alla fine uno dei due ha deciso di pagarmi per andare a stare nella sua bettola, sarà che Pokhara è il posto più piovoso di tutto il Nepal (e quindi di tutto il mondo, a quanto pare a Pokhara piove più che nel posto più piovoso di tutta l'Inghilterra ma qui la pioggia è concentrata in due mesi di monsoni), sarà che in fin dei conti la città non è altro che una serie senza soluzione di continuità di bar, ristoranti, discoteche, hotel e altre amenità per i turisti (tra cui i pericolosissimi panifici tedeschi, le German backery (chissà perché ho deciso che bakery sia femminile) di cui parlerò con odio più tardi), sarà che le stupende montagne che si possono osservare dai bordi del lago sono costantemente coperte da fitte coltri di nubi, ma Pokhara non partiva proprio col piede giusto per conquistare la mia simpatia. Aggiungete che dopo il primo giorno non ho neanche più avuto l'acqua corrente in camera e vi chiederete come ho fatto a resistere a Pokhara per più di una settimana.
Visto che siete animi sensibili e che ci sono dei minorenni che leggono non vi svelerò come ho risolto il problema dell'acqua (no, non ho usato il lago) però vi posso dire che è stata la mia innata pigrizia a permettermi di resistere agli acquazzoni più forti, alle giornate più uggiose, ai cieli più plumbei della storia della volta celeste: che bello essere obbligati a non aver niente da fare, ad uccidere il tempo che non passa mai con attività più o meno utili, a sperare che il cielo si apra, a vederlo richiudersi in men che non si dica e a trasformare le strade in fiumi canottabili.

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Però, però, però, Pokhara può provocare puri piaceri per procrastinatori professionisti. Allitterazioni a parte da qui in poi il post diventa una sfacciata pubblicità per il Nepal quindi vi avverto, se le vostre vacanze ideali sono in un villaggio turistico a non far niente perché vi dovete riposare smettete di leggere ora subito adesso e ci vediamo alla prossima, amici come prima.

Tutto il Nepal è un interessantissimo miscuglio di culture e tradizioni, donne coloratissime e uomini dallo sguardo serio che si illumina in mille sorrisi, architettura e storia, natura incontaminata e farfalle e libellule a non finire, ma per chi fosse interessato a dare un'impronta sportiva alla proprie vacanze troverà pane per i suoi denti: bungee jumping, rafting, paragliding (e la smetto con gli -ing) si possono provare un po' ovunque in Nepal ma è da Pokhara che partono tra le più belle camminate attorno alle montagne più alte del mondo. Ci sono percorsi che durano fino a venti giorni attraverso le varie cime dell'Annapurna (NB: per chi volesse fare il circuito dell'Annapurna prossimamente, informarsi bene prima di partire perché stanno costruendo una strada dove prima c'era un idilliaco sentiero e a meno che non trovino un percorso alternativo rischiate di trovarvi a camminare tra un cantiere ed un altro) ma per i meno avventurosi, nei dintorni di Pokhara, si possono fare tranquille escursioni in giornata nei vari villaggi nelle vicinanze, negli insediamenti di rifugiati tibetani o sui monti che circondano il lago Fewa (consiglio in particolare la camminata tra i rovi che porta alla World Peace Pagoda, da effettuarsi possibilmente in infradito: le varie sanguisughe sul percorso sicuramente gradiranno). Per chi invece volesse vivere un'esperienza davvero straordinaria e ha un migliaio di euro da investire (permessi, guide, etc.) da Pokhara si può visitare il Mustang, un regno medievale raggiungibile solo a piedi o a cavallo che riporta il viaggiatore indietro di qualche secolo: anche durante la stagione delle piogge la sua particolare conformazione geografica lo protegge dai rovesci più intensi e si visitano villaggi e culture dove raramente si addentra il turista occidentale.
Insomma, venite in Nepal, venite, in uno dei posti più poveri sulla faccia della terra i soldi dei turisti occidentali sono sempre ben accolti (senza comunque la sensazione di essere presi per dei portafogli ambulanti) e poi il 2011 è stato dichiarato anno del turismo: il visto d'ingresso non si paga. Venite in Nepal, ma sbrigatevi:
dopo anni e anni di lotte intestine i ribelli maoisti e il governo hanno finalmente trovato un accordo di pace che ha condotto a nuove elezioni (vinte a grande maggioranza dai maoisti…) e alla formazione di un nuovo governo; proprio durante il periodo della mia permanenza sono in corso le elezioni per il primo ministro ma sembra molto difficile arrivare ad un compromesso in grado di soddisfare tutti. Vista la maturità della classe dirigente nepalese (si vota per simpatia, spesso e volentieri i deputati sono piacioni analfabeti) e le tensioni che provengono dalla classe contadina la situazione può degenerare ad ogni momento e far ripiombare il paese in uno stato di caos assoluto. Nonostante in passato gli affrontamenti tra maoisti e forze governative non abbia mai attaccato i turisti ci sono stati notevoli disagi per chi viaggiava lontano dai sentieri battuti (strade sabotate, scioperi, manifestazioni). Capito? Venite e sbrigatevi. Mi ringrazierete al vostro ritorno.

L'unica cosa che dovete evitare come la peste a Pokhara sono le decine di German Backery che fanno capolino sulla strada principale di Lakeside. Dietro a piccole teche di vetro fanno bella mostra di sé cornetti, croissant al cioccolato, ciambelle, torte, muffin: a quanto pare la Signora Tedesca ha svelato agli abitanti della città i suoi segreti culinari. Ecco, o questa fantomatica signora li ha presi tutti per il culo (“Più cenere in quel muffin, più cenere”) oppure non è passata oltre la fase in cui i bambini si divertono a cucinare col fango: ogni dolce servito nelle pasticcerie tedesche è così secco, ma così secco, che dopo i primi tre morsi è quasi impossibile ingoiare il frutto di ulteriori faticose masticazioni. L'ho cercata la Signora Tedesca ma non l'ho trovata, se la incontrate spezzatele una tibia da parte mia e state lontani dalle sue creazioni. Avvisati vi ho.

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One response to Pokhara, pioggia, pubblicità
  1. NoRupies says:

    mi è spiaciuto sentirti dire che la pumpernickel sia un pò effettata. siccome ti ritengo attendibile non ho dubbi che ORA sia davvero così 😉

    a mia discolpa posso dirti che ai tempi del mio kathmandu-pokhara, ad esempio, la strada non era asfaltata…

    e, a proposito di strada, buona strada, e.. tua madre, povera donna. io, per non impressionare troppo la mia non ero mai troppo sincero sulle reali destinazioni 😉  ho millantato una grecia per l'india (anche se eravamo ad aprile…) e, per rispettare le proporzioni -a mio modo di vedere- con la menzogna precedente, un'india per il pakistan…