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Prima giornata turca

Inauguro la mia prima giornata turca con un'ottima colazione (oh come mi piace il loro pane!) e, anche se hanno il coraggio di propormi del nescafè (che nella mia personale dittatura sarà disponibile solo nelle peggiori carceri), un buon caffè locale, anzi due. Ordino troppo e sono satollo.
Passeggio per le vie di Dogubayazit osservando tutto con occhi sgranati. Cerco le differenze e i punti in comune col paese che ho appena lasciato. Le fisionomie sono decisamente diverse: gli uomini hanno folte sopracciglia, baffi e berretti lavorati all'uncinetto; le donne portano per la maggior parte un foulard a coprire i capelli e un lungo impermeabile, che sfiora il suolo, che le fanno assomigliare a dei siluri, ma quelle vestite all'occidentale attraggono particolarmente la mia attenzione (anche quelle che forse non lo meriterebbero: passo comunque tutta la giornata a dire a me stesso, manco fossi un vecchio rimbambito, “hai capito le turche?”, ogni qual volta ne vedo una minimamente carina); anche i minareti e le moschee assumono forme nuove, i primi molto esili e dal tetto spiovente (nella mia immaginazione si trasformano in razzi pronti a partire) e le seconde con molte più decorazioni rispetto alla sobrietà di quelle iraniane. Ho però la sensazione di trovarmi in un paese più povero: a conferma, per strada ci sono un sacco di bambini indaffarati a lustrare scarpe o a vendere sigarette.

Prima giornata turcaPrima giornata turca 

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Durante la mia passeggiata, in seguito ad una foto o ad un semplice sorriso, mi invitano a prendere un tè svariate volte: il çay, come lo chiamano qui (ma che si pronuncia chai come in India e in Iran), viene servito in piccoli bicchieri svasati, una fetta di limone e abbondanti dosi di zucchero.
Uno di questi inviti si trasforma in una lunga conversazione con Mehmet che mi parla della situazione curda, del PKK e del
loro leader Öcalan: il sogno dei curdi, che siano essi iraniani, iracheni, siriani o turchi è quello di poter vivere un giorno in uno stesso paese dove poter liberamente esprimere la propria cultura e parlare la propria lingua.

Nei pressi di Dogubayazit si trova la famosa fortezza di Ishak Pasa Sarayi: situata in un posto incredibile, arroccata su una roccia a strapiombo sulla città, mi fa esclamare diversi oooohhh ma anche qualche aaahhhh. La bellezza di questo luogo mi stupisce e riesce a mettere in secondo piano la gentilezza della gente fin qui incontrata. E il cielo blu aiuta.

Prima giornata turca
Passo qualche ora piacevole tra queste montagne e poi decido di partire verso una nuova destinazione: sulla via della stazione dei minibus evito un tassista che mi offre i suoi salati servizi e incontro un bambino con la versione turca del mio gioco preferito (altra indicazione sulla povertà del paese visto che simili divertimenti li avevo visti solo in Nepal e in India).

Prima giornata turca
Dal finestrino il triangolo morsicato che è l'Ararat si staglia contro il cielo e accompagna il mio viaggio verso Kars finché non scompare definitivamente all'orizzonte.

Se Dogubayazit è stata un'ottima introduzione alla Turchia, Kars mi fa rimpiangere l'Iran: nebbia, maleducazione e receptionist strabici accolgono il mio arrivo in questa fredda città.
 

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2 responses to Prima giornata turca
  1. anonimo says:

    matte benvenuto nel fuso orario 'giusto'

    cami

  2. andlosethenameofaction says:

    Pensa a quando sarà solo +1!