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Prime foto a Teheran

La prima foto della giornata è sempre la più difficile. Si inquadra ma non si scatta. La luce non è mai quella giusta. Si coglie con lo sguardo un'occasione degna di essere immortalata ma non si ha il coraggio di portare il mirino ad altezza degli occhi. Si vede un viso interessante ma si è troppo timidi per chiedere di poter inquadrare il soggetto. La macchina pesa come un macigno al collo e tra mani, solo la prima foto la renderà di nuovo leggera. Quando si viaggia, da un posto all'altro, il rapporto che la gente ha con la macchina fotografica cambia lentamente: a parte le sorprese e l'effetto “grande città” che rende tutti più scorbutici, sai che se nel luogo precedente tutti volevano farsi belli per il tuo obbiettivo, in quello in cui ti trovi ora la gente reagirà più o meno allo stesso modo. È anche questo il bello di viaggiare lentamente, niente sorprese di questo tipo: ridotta ansia da prima foto. A Teheran però non si tratta solo di ansia, si tratta quasi di panico. Sono in un paese che non conosco, islamico per di più (l'unica altra mia esperienza di foto in un paese musulmano, il Marocco, è stata quella di gente che ti corre dietro e ti chiede di essere pagata o di cancellare la foto, non proprio l'ideale), non necessariamente famoso al mondo per la sua apertura di spirito e per di più sono in una grande città. Non so come reagirà la gente a trovarsi nella mio campo. Anche la macchina, questo corpo estraneo, complica la faccenda. Come scattare? TV? AV? Manuale? Quale ISO? Controlla l'apertura! L'apertura! Alla fine non resta che provare, vedo una signora seduta per strada ed un uomo che le sta accanto immobile. Click. Una foto mezza rubata. Non è uno scatto che passerà alla storia ma mi permettere di rompere il ghiaccio con un universo sconosciuto e continuare a scattare.

IMG_2648 (Small) Nel mio primo giorno a Teheran cammino a lungo e senza meta, non cerco l'attrazione turistica (anche perché non ho né una mappa né una guida, a questo giro ho deciso di affidarmi alle informazioni che raccoglierò man mano), voglio solo assorbire la città e capirne le vibrazioni. Gli uomini sono i primi a sorridermi e a farmi delle domande che continuano imperterrite nonostante non capisca una parola di quello che mi stanno dicendo, cerco di intuire la loro curiosità e le mie risposte paiono soddisfarli. Più procedo e più si mettono in posa di fronte a me.

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Le donne invece camminano a testa bassa, la maggior parte con l'hijab obbligatorio che gli copre i capelli, alcune con un mantello nero da suora che le copre dalla testa ai piedi, il chador, nessuna col velo o col burqa. Non incrocio neanche uno sguardo e le rare volte in cui mi gettano un'occhiata quella malizia che ha sempre accompagnato la visione del turista occidentale in terra straniera qui manca del tutto. È triste. Davvero. Vedere tutte queste donne, queste ragazze, financo le bambine, incedere svelte senza neppure degnarti di un rapido sguardo mi rende estremamente abbacchiato, non tanto per il mio amor proprio (dai, sì, forse un po' anche quello) quanto per il fatto che mi immagino le pressioni che hanno dovuto subire e che le hanno completamente riprogrammate.

[Metablog: dopo vari inutili tentativi la censura iraniana l'ha avuta vinta e le foto delle donne non sono riuscito a caricarle]

Quando la sera usciamo ed incontriamo degli amici del mio ospite, tra cui due ragazze, non mi sembra vero che siano le ragazze per prime a tendermi la mano per presentarsi, che diano tre baci ai propri amici e che fumino. E la loro risata cristallina in seguito a battute in farsi che non capisco risvegliano l'anima e mi fanno finalmente ritrovare il sorriso.

Ah, a Teheran sono l'unico con la barba.

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3 responses to Prime foto a Teheran
  1. anonimo says:

    hey ma allora ce l'hai fatta ad avere un visto e a passare il confine!!bravo bravo…certo, le foto della colorata India erano un'altra cosa….attendo le prossime e i prossimi racconti. io forse nel frattempo mi sono fatta una vaga idea di cosa fare nel prossimo futuro. un beso and behave! 
    la tua Among Tranies

  2. andlosethenameofaction says:

    Dammi tempo Trannies (non sai neanche scrivere il tuo nome cazzarola), mi sto acclimatando! E vedi di scrivermi una mail coi tuoi dettagliati progetti di vita, grazie.

  3. anonimo says:

    ooopsie…e va beh…sapevi che sono ignorante! ti scriverò presto Little….mi manca la tua acidità 🙂 aspetto anche consigli eh….