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Proust e Chinatown

Dopo la scarpinata di ieri voglio prendermela comoda, camminare fino al quartiere cinese e poi saltare su una moto. Chinatown è abbastanza distante: il tragitto non è molto interessante ma due simpatici camioncini addobbati in maniera molto colorita mi danno il benvenuto all'ingresso del quartiere; un baldacchino con varie decorazioni è montato sul telaio del camion, draghi e dorature si sprecano, fiori e coccarde ornano ogni colonna.
 
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Nonostante ispirino un sentimento di gioia e che la gente li usi occasionalmente come pullmini sono in realtà carri funebri. Tocchiamoci.

Perso tra le vie, tra un negozio di spezie ed uno di piastrelle. Le varie pagode che punteggiano il quartiere sono poco spettacolari ma mi lascio affascinare dalle decine e decine di coni di incenso appesi al soffitto, che bruciano oziosamente in sottili volute fumanti e soffondono nell'atmosfera un piacevole profumo dolciastro. Consumandosi, l'incenso si trasforma in cenere che cade come piccoli fiocchi di neve grigia. Al loro interno penzola una preghiera che sarà esaudita quando tutto l'incenso sarà bruciato.

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Girovago ancora un po' per Chinatown ma mi sfugge la poesia e il fascino del quartiere, salto su una moto e torno verso l'hotel.

La sera bevo un paio di birre seduto in un bar all'angolo vicino a due belle vietnamite ma, mi assicurano, nessuna delle due ha mai letto Proust.

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One response to Proust e Chinatown
  1. anonimo says:

    Grazie Teo! lo aspettavamo con ansia il tuo blog e non ci hai delusi!!!!
    Un abbraccio
    Zia Mita