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Qom

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Da Teheran vado a fare una gita a Qom (si può dire gita anche se non ho il pranzo al sacco? Non so perché ma st'espressione m'ha sempre fatto ridere). Qom, che si pronuncia gom come se si avesse un uovo sodo intero in bocca, è un po' il Vaticano dell'Iran, il centro religioso più importante dove vengono indottrinati tutti i mullah, i caratteristici prelati dal turbante bianco o nero (m'hanno spiegato che quelli dal turbante nero vantano una discendenza in linea più o meno diretta da uno degli imam dell'islam, i successori di Maometto secondo la credenza sciita, e sono quindi più importanti e possono ambire alla carica di Leader Supremo, massima carica della Repubblica Islamica Iraniana).

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Arrivo a Qom dopo un rapido (per la velocità sostenuta durante tutto il tragitto) viaggio in taxi collettivo (eh, ma mica come in Marocco, dove stipano quattro passeggeri dietro e due davanti, comoda la vita qui! Ciao Fatima, ciao Rashid) e subito mi trovo in quello che è senza dubbio l'immagine stereotipata che si può avere dell'Iran senza esserci stati: per strada passeggiano un'infinità di mullah (che fino ad ora sono stata un'apparizione rara e sfuggente) e tutte le donne, ma proprio tutte (anche le bambine che, secondo la legge, fino ai nove anni sono esentate da qualsiasi copricapo), portano il chador nero. Tra la folla di visi seri e donne dallo sguardo basso si notano vari pellegrini del mondo musulmano e che vengono a pregare sul mausoleo di Fatima, sorella dell'imam Reza, uno dei più santi e adorati di tutto l'Iran.

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Il mausoleo è rinchiuso in un'enorme moschea con vaste sale dove uomini e donne (separatamente) compiono i classici inchini della preghiera musulmana. Vedo il più grosso lampadario di cristallo che abbia mai visto in vita mia, deve avere un diametro di almeno cinque metri (nota mentale: controllare sul Guinness dei primati quale sia il lampadario più grosso al mondo, secondo me è in qualche casinò a Las Vegas). Attorno alla tomba di Fatima un sacco di uomini piangenti si spingono tra la ressa per poter toccare le dorature della tomba e vi restano appoggiati il più lungamente possibile in quella che sembra un'intensa preghiera.

Passeggio nei dintorni del mausoleo e nessun mullah cerca di convertirmi, forse sembro davvero troppo iraniano. Ho letto e sentito diversi racconti di occidentali che si sono fatti abbordare in quel di Qom da entusiasti e gentilissimi mullah che cercavano di convertirli alle gioie dell'islam (per la cronaca, la sorella di Tony Blair s'è appena convertita all'islam proprio qui). Io, che tengo così tanto al mio prepuzio, sarei stato davvero curioso di scoprire come viene approcciato il soggetto e avrei volentieri discusso con uno di loro.
Viaggiare davvero insegna che Dio è stato creato dall'uomo a propria immagine e somiglianza; rispetto l'orizzonte culturale di ogni religione (boh, forse non di quelle più stupide e moderne e settarie e basate sugli alieni e la clonazione ma magari tra un centinaio d'anni avranno la stessa credibilità di quelle nate qualche migliaio d'anni fa) che trova una ragione in un luogo e in un tempo precisi ma davvero non capisco chi, se non per ragioni di convenienza, sceglie di convertirsi ad un nuovo credo.

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Torno verso Teheran contento di essere venuto in questo posto che molti mi sconsigliavano, soddisfatto di aver visto quella faccia dell'Iran che viene proiettata al mondo esterno ma che è molto diversa dalla realtà del paese dove le moschee sono vuote e la maggior parte della gente (che ho incontrato fin'ora) vive la religione solamente come un'imposizione.

E difatti la sera si beve vino e si balla e mi fanno proposte indecenti. Niente festa “scandinava” purtroppo, ma una bella serata tra amici.

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2 responses to Qom
  1. anonimo says:

    belin con sta scandinavia! ti manca proprio vero? e' giä la seconda citazione. non e' che magari dopo il mezzo giro del mondo poi torni a vivere qui? 

    sara' ma io faccio la vita scandinava meno scanidinava che ci sia 🙂 
    Ah stella….. grazie

    m1 

  2. andlosethenameofaction says:

    Maccse no, troppo freddo, troppo freddo e poi un figlio in più non ti ci sta in casa!