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Ritono a Delhi

Da Amritsar torniamo in maniera rocambolesca verso Delhi, sotto il monsone che ha deciso di rispettare a tutti i costi la tradizionale data del quindici settembre per smettere.
Recupero finalmente il passaporto (che so mi darà problemi in futuro: la foto ha la qualità di uno di quei tatuaggi trasferibili che si trovano nei pacchetti delle patatine, dopo due docce però, e la solita signora che non nomino mi dice “eh sa, la stampante è un po' gialla”, un po' gialla sta ceppa, sembro un cinese con l'itterizia), ritroviamo seppur brevemente Rakhi e Marco (devono recarsi negli Stati Uniti per una conferenza, bravi!) ed una città che ancora non è pronta per i Commonwealth Games: a due settimane dal via i cantieri punteggiano ancora le vie della città e mentre voragini di cui non si vede il fondo appaiono in diversi punti, altri lavoratori sono intenti in inutili lavori come spazzare un marciapiede di fianco ad una strada non asfaltata e polverogenica, o pitturare un cordolo non ancora completato. Mah. Delhi sopravviverà? Si minacciano inoltre sommosse popolari visto che a pochi giorni dall'inizio si incomincerà a testare il nuovo sistema di viabilità, che consiste nel bloccare alcune corsie riservate ad atleti, organizzatori e VIP. Per fortuna lasceremo la città prima che la viabilità venga modificata.

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Chinnamasta non fa altro che piangere e disperarsi e lacerarsi le carni da quando siamo tornati a Delhi: proprio non le piace e ha la morte nel cuore. Quando la lascio per le mie commissioni burocratiche, mi faccio consegnare i lacci delle scarpe, chiudo a chiave tutti gli oggetti taglienti e le faccio confessare il PIN del bancomat. Non si sa mai.
Finalmente sollevato dal possesso di un nuovo passaporto cerco un senso a questa Delhi che non m'ha decisamente entusiasmato, cerco la sua anima sfuggente. “Vai a vedere i villaggi” m'hanno consigliato e così faccio. All'interno dello sviluppo urbano di Delhi persistono 275 villaggi, sì, dei villaggi rurali all'interno di un insieme di cemento e grossi edifici, dove ancora pascolano le mucche (che a dire il vero fino all'altro ieri si trovavano tranquillamente in ogni via e autostrada di Delhi ma che sono state fatte sparire nell'operazione di pulitura per i CWG). Alcuni sono piccoli centri, altri sono diventati quartieri alla moda, altri ancora non sono che una strada trafficata a cui resta ormai solo il nome di villaggio. Ho il tempo di visitare unicamente il villaggio di Haus Kaas: l'abitato è un verde quartiere dove la vita scorre tranquilla e diverse gallerie e negozi d'arte si affacciano sulle piccole stradine poco trafficate. Sembra di essere in un altro universo, in un'altra città, di sicuro non nella caotica Delhi ed è bello passeggiare serenamente senza il persistente rumore delle auto e dei tuktuk che cercano di accumulare punti extra investendoti nel più spettacolare dei modi.

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Andandomene passeggio (o almeno ci provo, Delhi conferma la sua “incamminabilità”, tra distanze, polvere, traffico, marciapiedi alti mezzo metro) senza una meta precisa e mi fermo a fare qualche foto agli edifici sventrati per far posto all'entrata della metropolitana, ai bambini che lavano i vetri ai semafori e che a dieci anni son già coperti di tatuaggi e agli operai e alle operaie (soprattutto) provenienti da tutta l'India più povera (anche tra la sabbia e il cemento spiccano i loro abiti sgargianti che parlano di un India lontana e rurale).

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Torno abbastanza contento e in finalmente in pace con Delhi, quasi quasi ci starei un altro giorno, ma Chinna è sull'orlo di una crisi di nervi e vuole a tutti i costi scappare. Non provo neanche a discutere di rimanere un altro giorno: la porta che dà sul balcone è aperta e non vorrei avere problemi di coscienza in seguito. Non ti preoccupare Chinnuccia mia bella, domani mattina all'alba ci schiodiamo.
In un negozio ipercostoso la mia premurosa compagna di viaggio ha trovato nutella e pesto e attraverso una scorpacciata con sapori che quasi ho dimenticato recuperiamo le energie per il resto del viaggio in India, che solo ora pare cominciare.

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One response to Ritono a Delhi
  1. NoRupies says:

    (around delhi) beh senti questa:
    un giorno pur di scappare dal main bazar andai a visitare il museo ferroviario. ma lo sai che era una figata?

    se me lo chiedesti prima te l'avrebbi detto.