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Ritorno ad Hangzhou, pensando al Tibet

Seeeh me la prendo con calma ho un sacco di tempo, mi alzo senza sveglia, mi faccio una di quelle docce che dovrebbero essere dichiarate illegali, mi rado con una fastidiosa minuzia, faccio lo zaino dopo aver sparpagliato tutti i miei averi in casa di Indiana, esco per fare numero due foto che si riveleranno una merda senza senso e dopo aver controllato sei volte di non aver lasciato niente in giro mi dirigo verso la stazione, tanto ho un sacco di tempo, un sacco di tempo.
Arrivo con calma nell'avveneristica stazione di Shanghai, il prossimo treno è tra un'ora (eh, avrei anche potuto controllare gli orari dei treni in questi giorni, ci vogliono più o meno sei secondi) ma tanto (ormai l'avete capito) ho un sacco di tempo e dovrei riuscire ad essere ad Hangzhou in tempo per recuperare visto e passaporto. Treno in ritardo, no problem, il margine che questa volta ho lasciato per ogni eventualità dovrebbe pararmi il didietro anche in caso di ritardi colossali che in Cina sono rarissimi (OK, qui mi vengono in mente scene di operai che dormono in stazione durante le vacanze dell'anno nuovo perché il loro treno continua a essere annullato). Ritardo si aggiunge al ritardo. Guardo beffardo l'orologio, faccio un calcolo complicatissimo e mi batto sulle spalle: ce la fai, ce la fai, una volta ad Hangzhou hai un'ora per recuperare il visto.

Serafico, mi addormento sul treno e quando scendo ad Hangzhou ho un bel sorriso sicuro stampato sul volto. Ma dove sono arrivato? Sono ad Hangzhou? Mi guardo attorno, faccio un giro attorno a me stesso come fa la gente nei film di serie B per far capire che s'è persa, guardo il biglietto, controllo lo spelling di Hangzhou quattro volte e mi convinco di essere nel posto giusto ma maremma la [inserire qui abbondanti bestemmie nel vostro vernacolo preferito] sono nell'altra stazione di Hangzhou! (oppure sono sceso alla stazione sbagliata il che è pure probabile). OK, no panic, ho un'ora di tempo e quanto vuoi che sia grande Hangzhou? Mi fiondo su un motociclettaro che mi porta alla stazione degli autobus (inserire qui altri cristi please) gli urlo dietro perché non ha capito che alla stazione di polizia mi avrebbe dovuto portare, po-li-zia idiota, po-li-zia. Rubo un taxi ad una vecchietta e gli faccio vedere dove devo andare e dopo tre minuti siamo bloccati nel traffico più ingorgoso della storia degli imbottigliamenti: insomma, siete tutti perspicaci, l'avete capito al secondo “sacco di tempo” che il visto non sarei riuscito a recuperarlo.

Dopo un'ora e mezza arriviamo finalmente ad Hangzhou: mi tocca passare qui il fine settimana, il che non è la cosa più drammatica sulla faccia della terra, mi piace l'atmosfera che si respira qui, però ciò vuol dire che dovrò rinunciare a visitare alcuni posti tra qui e Pechino che pensavo di poter includere nel mio itinerario. La fretta si insinua per la prima volta nel mio viaggio: mi rimangono solo tre settimane sul mio visto e la strada per Lhasa, Tibet, è ancora lunga.

In realtà senza questa tappa forzata probabilmente il mio viaggio si sarebbe potuto complicare di molto: passo intere giornate su internet per cercare di capire quale sia il modo più conveniente di attraversare il Tibet per andare in Nepal, cosa che altrimenti non avrei fatto fino all'ultimo minuto. Un amico (ciao Jacob) m'aveva detto “se non riesci ad ottenere il visto basta chiedere ad un cinese di comprare il biglietto del treno per te e il gioco è fatto”: non è più così, dopo le proteste del marzo 2008 per viaggiare in Tibet tutti gli stranieri hanno l'obbligo di essere accompagnati da una guida durante la loro permanenza nella regione e al di fuori di Lhasa non possono prendere trasporti pubblici per cui bisogna inoltre noleggiare una macchina coll'autista (perché ovviamente gli stranieri non possono guidare in Cina, troppa libertà di movimento da fastidio al regime). Per un viaggiatore solitario la cosa rischia di risultare estremamente costosa ma per fortuna dopo interminabili ore di ricerche su forum di casalinghe scambiste e viaggiatori impenitenti riesco ad agganciarmi ad una coppia di insegnanti in partenza da Xining e a dividere le spese del viaggio. Di fronte a tutte queste difficoltà parecchi viaggiatori rinunciano a visitare il Tibet e scelgono altre mete: viva il controllo cinese.

Tra un'email ed una supplica su un forum online trovo anche il tempo di visitare alcuni posti di Hangzhou che non avevo visto precedentemente e conoscere un po' di gente da tutto il mondo che lavora all'Expo ed è venuta in riva al West Lake per passare il fine settimana. Hangzhou, lo ripeto, è proprio bella e il lago al suo centro, avvolto dalla bruma, mi ricorda il lago Maggiore (sniff).

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Abbandono la città con un treno notturno, per sbaglio ho prenotato le cuccette di lusso: quattro letti invece di sei nello stesso scompartimento. Quando occupo il letto, uno dei miei compagni di viaggio sta già russando, l'altro ha degli occhi arrossati e strabuzzanti e quello sotto di me non ho voglia di sporgermi ad osservarlo ma immaginiamocelo come un grasso cinese ricco che può permettersi di viaggiare in prima classe: poco importa, Pechino m'aspetta.

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3 responses to Ritorno ad Hangzhou, pensando al Tibet
  1. anonimo says:

    Ah…che bello perdere i treni e gli imprevisti!! Anche io cerco sempre e comunque di perdere i voli, ma devo ammettere che ancora non mi è riusito! Spero tanto di rimediare prestissimo…
    buon viaggio sino a beijing. Attendo le foto!

    Usadifranci

  2. anonimo says:

    tutto il mondo é paese o meglio non siamo troppo distanti dalla cina visto che la settimana scorsa ho preso il treno di notte da milano a parigi biglietti segnalati e pagati per la prima classe, il mio posto era su un vagone di seconda ma il lusso era che invece che sei persone eravamo solo in 4 ahahahahaahah
    ti "seguiamo" sempre
    un abbraccio
    C

  3. andlosethenameofaction says:

    Questi sono gli imprevisti del viaggio nel terzo mondo. Quello stesso treno l'ho preso solo una volta in senso opposto, biglietto di andata e ritorno.
    Una rumena con bambino piangente otto valigie, tre sacchi di juta grossi come me, passeggino e CULLA di legno massello salita a Digione indovina in che scompartimento stava?
    Al ritorno ho preso l'aereo…