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Ritrovar la Trebisonda

L'antica Trebisonda e il suo porto importantissimo: chi ne perdeva di vista l'ingresso rischiava pericolosi naufragi nelle infide acque della zona. Ecco da dove nasce la famosa espressione “perdere la Trebisonda”. Ah, no, non si smette proprio mai di imparare. E già che ci siamo: si dice prostituta d'alto borDo (non come quelle di Trabzon, tanto per restare in tema), un po' si scrive con l'apostrofo e non con l'accento, perché ha l'accento acuto e non grave, se proprio dovete abbreviare chilometri sia la k che la m devono essere per ovvie ragioni (vedi il sistema internazionale di misure) minuscole, stato dell'arte è solo una pedissequa traduzione dell'inglese e non deve assolutamente più essere usato nella lingua italica (tra l'altro in inglese è un aggettivo, tanto per la cronaca) e per l'amor di Dio, non dite più, mai più, criticità che come parola fa proprio schifo (oltre ad avere tutt'altro significato rispetto a quello che la gente che usa quest'obbrobrio linguistico pensa. Avrete il mio sempiterno rispetto se invece di “sono emerse delle criticità” voleste ammettere “di aver fatto un gran casino”). Grazie, adesso sto meglio.

L'influsso del Mar Nero produce un clima mite che mi permette di stare in giro tutto il giorno in maglietta; cammino a passo da turista per la città alla ricerca della locale Aja Sophia, perdendomi in vari quartieri a caso. Dalla piazza centrale vago seguendo il mio fiuto, sono abbastanza ispirato oggi e faccio foto volentieri. Atterro in casa di un calzolaio che mi fa vedere la medaglia guadagnata in Corea. Vive, dorme e lavora in uno stanzino tre per tre tappezzato di foto di vario genere: partendo con lui da giovane e in divisa militare, passando per articoli di giornale con donne piacenti, fino ad immagini dell'immancabile Trabzonspor (la squadra locale a quanto pare molto forte, l'anno scorso hanno vinto la coppa Turchia, che è come la coppa Italia ma in Turchia con squadre Turche). Mi offre un tè e con mano tremante mi scrive il suo indirizzo su un'agenda piena di equazioni (?): gli devo proprio mandare una copia delle foto.

Ritrovar la Trebisonda
Uscito dal negozietto faccio le foto ad un altro signore baffuto che tiene a farmi sapere che ha una pistola infilata nella cintura. Mi prende la mano, la porta sotto la giacca e mi fa sentire la pistola. Assomiglia proprio ad una pistola. È la prima volta che tocco una pistola, che tocco una pistola infilata nei pantaloni di un uomo turco e baffuto.

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Proseguo e poco dopo arrivo di fronte ad una
çay eve (casa del tè) dove la gente gioca ad una specie di mah jong turco (di cui ignoro il nome). Mi fermo a produrre nuovi click click e vedo un altro signore con una spilla della Corea. Che ci sono andati a fare i Turchi in Corea?

Ritrovar la Trebisonda
Visto che abbiamo appurato che solo donne e uomini di cultura leggono questo blog non ci sarebbe bisogno di ulteriori precisazioni storiche ma magari qualcuno di voi ha una momentanea amnesia. Dal 1950 fino al 1953 la Corea del Sud e quella del Nord entrarono in un conflitto che servì alle superpotenze dell'epoca, in piena Guerra Fredda, Stati Uniti da una parte e Russia dall'altra, per saggiare le proprie forze belliche, su un fronte neutro. Diversi paesi mandarono truppe in Corea e la Turchia (o il suo primo ministro, precisano alcuni, visto che non venne formulata nessuna richiesta al parlamento), desiderosa di trovare un nuovo potente alleato, gli Stati Uniti, nella lotta territoriale che la contrapponeva alla Russia, inviò cinquemila uomini che guadagnarono gli onori della storia nelle battaglie di
Kunu-ri e Kumyanjangni. Alla fine della guerra, alla Turchia venne assegnato un seggio all'interno della NATO. Tra le due Coree permane invece uno stato di pesante criticità. Ahah. Vedete quanto fa schifo?
Rest
o per un po', mi fan sedere, mi offrono un tè e una sigaretta. Dopo pochi secondi spengono la sigaretta ancora nel posacenere, mi portano via il tè a metà e mi mettono in mano un panino ed una cocacola. Passo molto tempo a farli ridere sguaiatamente: loro mi dicono il nome a caso di una squadra di calcio e io devo fare dapprima una faccia schifata e poi alzare il pollice e con occhi sgranati gridare entusiasta “Trabzonspor!”
Dopo quasi dieci minuti di questo minuetto che fa saltare il bypass coronarico a parecchi di loro, li abbandono promettendo di nuovo delle foto (queste non sono un granché… che fare? Compromettere così il mio spirito artistico?) e mi dirigo verso l'Aja Sophia in un continuo fotografare. Penso ad una mia amica (ciao Pire) che scatena una serie di riflessioni sul mio futuro che in questi giorni sono una compagnia quasi costante: sì, ho deciso, da grande farò la ballerina. O la modella. O la principessa. La velina no che poi mi tocca rifarmi le tette (ringrazio chi mi ha raccontato la storia della bambina che non voleva fare la velina per evitare un'operazione di mammoplastica ma non mi ricordo più chi è stato!).

Ritrovar la TrebisondaRitrovar la Trebisonda

Ritrovar la Trebisonda


Visito la chiesa/moschea/chiesa/moschea (a seconda della religione del conquistatore di turno ne veniva cambiata la funzione) di Aja Sophia che è molto bella nella sua semplicità ma sono più attratto da una bella donna seduta al bar presso l'entrata, la prima che risveglia davvero la mia attenzione da quando sono arrivato nel paese. Vado, mi siedo, prendo un caffè e l'ammiro. Basta. È molto bella ma più vecchia di quanto pensassi, ha delle mani che paiono consumate da un lavoro manuale e nei miei pensieri la dipingo come un artista che lavora la creta. Scene tratte da Ghost. Musica di sottofondo. È in compagnia di due amiche: scatto una foto rubata mentre lei è girata verso di me. Penso che la terrò. Voyeur.

Ritrovar la Trebisonda
Vado verso la piazza e passeggio tra i busti degli uomini illustri di Trabzon e da lì mi dirigo rapidamente verso l'hotel che è molto più vicino di quanto pensassi. Visto che ho più tempo di quanto pensassi prima che parta il mio autobus, faccio un detour al cimitero (militare, con un sacco di tombe che hanno l'intestazione ER che penso voglia dire soldato semplice, ma visto che al momento soffrivo di un attacco di amnesia non ho controllato le date sulle lapidi per verificare se si trattasse di caduti durante la Guerra di Corea) e poi torno a recuperare i miei bagagli. Internet. Stazione autobus. Fanno dei casini col posto e me lo cambiano tre volte. L'autobus continua a fermarsi, prima a prendere il pane, poi in un ristorante a dieci minuti da Trabzon, poi ancora in un altro posto. Arrivo ad Erzincan a tarda notte (eh, son quasi le sette) e non c'è in giro un'anima viva. Faccio un giro per la città che è stata rasa al suolo da diversi terremoti nel corso della storia e per quanto non sia del tutto spiacevole prendo la decisione di abbandonarla appena possibile, domani mattina. Sto girando come una trottola (anzi, visto che siamo in Turchia, come un derviscio) per questo paese, ma non posso fermarmi troppo nei posti che visito anche quando meriterebbero più calma e tranquillità: devo andare al più presto possibile in Siria per non mancare un appuntamento importante, importantissimo, in Giordania, il diciotto dicembre.

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2 responses to Ritrovar la Trebisonda
  1. usadifranciRDD says:

    E mai e poi mai usare la parola soldini.
    Ci tenevo a precisarlo!

  2. andlosethenameofaction says:

    Brava.
    Grazie.