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Riunioni ad Old Goa

Quando arrivo ad Old Goa per incontrare Chinnamasta sono stanco, sporco, ma soprattutto incattivito dopo qualche episodio di RSA (Rabbia Stradale Acuta).
Osservo con la palpebra da pescecane una mappa della città sulla quale spuntano diverse chiese, pronto ad azzannare chiunque si avvicini.
Quando dal nulla Chinnamù si materializza di fianco a me la guardo con sdegno: “sono io che avrei dovuto trovare te, non tu. Non mi disturbare, sto cercando di capire dove tu avresti potuto essere sulla cartina”. Ma sono lieto di vederla: da brava meridionale qual è, sono bastati pochi giorni di mare per colorare la sua pelle di un bruno intenso, è sorridente e zampetta felice, sembra quasi contenta di vedermi ma è spaventata dal vedere come m'abbiano conciato pochi giorni di lotta stradale indiana.
Parla tanto.
La lascio parlare.
Tanto non l'ascolto mai.
Lo sa.
Il successo di un rapporto duraturo.
Sì Chinna, sì.
Mi sembra però di capire che mi stia descrivendo Palolem, la spiaggia dov'è stata fin'ora e in cui m'è parso d'aver intuito si vada domani. Coscienza azzerata, decidi tu Chinna, dai, fammi riposare il cervello o quello che ne rimane.
Andiamo a farci un giro per Old Goa e le sue chiese e la calata portoghese che hanno i locali quando parlano hindi.
Dai, mi riprendo.

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