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Rosie Manirosse

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La vedo sgambettare a Bhaktapur, su mattoni consumati da migliaia di passi: mi colpiscono le mani, completamente sporche di rosso, che reggono una boccetta d'inchiostro chiusa da uno straccio. “Scusa, posso farti una foto?”. Si chiama Rosie, è molto sveglia, ha undici anni e mi fa le solite domande dadovevienicometichiamiquantotifermiinNepal. Mentre parliamo noto le croste che ha sul viso e le chiedo cosa sia successo, immaginandomi una caduta giocando a pallone, nuovo sport nazionale dopo i mondiali in Sud Africa: d'altronde indossa delle ciabatte di quattro numeri più grandi e mi sembra la cosa più probabile.

– Mia nonna m'ha picchiato.
– Ah, perché?
– [scrollata di spalle]
– E tua mamma non dice niente?
– Mia mamma è morta, dieci anni fa.
– [quando imparerai a morderti quella linguaccia che ti ritrovi?] e tuo papà?
– Mio papà è malato, ha fatto un incidente in macchina e adesso è paralizzato, passa il tempo a dormire e a fumare.

Non so cosa dire, mi guardo attorno un po' imbarazzato ma non c'è niente che venga in mio aiuto per attenuare la forte sensazione di malessere che mi pervade, chennesò un terremoto, o uno tsunami.

– Be', l'unica cosa che puoi fare a questo punto è obbedire a tua nonna. E poi andare a scuola, se vai a scuola (perché dobbiamo raccontare 'ste palle ai bambini?) vedrai che avrai un futuro migliore (sì soprattutto in un paese dove la casta rappresenta il tuo passato, presente e futuro, non si scappa).
– Non vado più a scuola.
– Perché?
– Perché non ho i libri.
– Senti, se ti compro i libri prometti che domani ci vai a scuola?

Annuisce, fa “yes” con la sua vocina. Decido di fidarmi, dopo tutto sono le mie domande che l'hanno spinta a raccontarmi la sua storia strappalacrime. Giriamo per la città ma non troviamo nessuna libreria aperta. Prima di parlare ha l'abitudine di tirarsi il collo della maglietta e muovere le spalle.

– A che ora inizia la scuola?
– Alle nove.
– Passa dalla mia guest house alle otto che andiamo a comprare i libri.

Mi accompagna, sale in camera mia, si lava le mani rendendo il bagno un set di un film di Dario Argento, poi si butta sul letto e comincia a curiosare tra le mie cose.

– Questo?
– Computer.
– Ahhh. Questo?
– Custodia del computer.
– Ahhh. Questo?
– Burrocacao.
– E a cosa serve?
– A proteggere le labbra (mi sento l'ultima delle fichette)

Lo apre, lo guarda curiosa e poi se lo spalma sulle labbra, mica tanto convinta.
In questa parte del mondo non ci sono tutte le nostre fisime (ciao Adri) pedofile ma, nonostante abbia lasciato la porta aperta, non mi sento molto a mio agio. Scusa Rosie, devo fare la doccia, ci vediamo alle otto, puntuale! Yes, e sgattaiola giù per le scale. Potevo trovare una scusa migliore della doccia, mi sento in colpa per voler essere pulito e mi sento sporco dentro, ma lei, coi suoi libri, diventerà un grande scienziato (ci credo davvero sapete, contro tutte le aspettative) ed inventerà uno spray nasale contro l'ignoranza.

Alle otto e sette minuti si fa trovare per strada. Percorriamo un infinità di vicoli per trovare i libri (e una biro e una matita e dei pennarelli e un quaderno e anche dei biscotti per quella manofacile della nonna e, perché no, anche del sapone) e alla fine ne troviamo solo due su tre. Ho sborsato l'esorbitante cifra di sette euro.

– Puoi andare a scuola anche se hai solo due libri?
– Yes.
– Sei sicura?
– Yes.
– Magari puoi chiedere ad un tuo amico delle classi successive di regalarti il libro che ti manca?
– Yes.

Ci salutiamo, ci abbracciamo, la minaccio di passare da scuola per controllare che ci vada davvero. Mi rassicura, le faccio il solletico e ci salutiamo. Ciao Rosie, non ti dimenticare che devi inventare la cura contro la stupidità.

Un'ora più tardi la vedo in compagnia di altri turisti (francesi per di più).

– Non dovevi essere a scuola? [deluso, allibito, scocciato, ma deluso soprattutto]
– Oggi era tardi, ma domani ci vado, promesso.
– Promesso?
– Yes.

Soldi buttati? Boh, chi può dirlo. Di certo non si possono curare i mali del mondo passando come una meteora senza accertarsi che le promesse siano mantenute, ma io, in quello spray nasale, ancora ci spero.

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6 responses to Rosie Manirosse
  1. anonimo says:

    The picture just matches so well with the theme…caught red-handed. Such irony here.. I can feel your disappointment but then I do believe that a promise to a purely compassionate mind like yours will be kept or would have some positive impact on the girl eventually, at least something to be remembered. 

  2. anonimo says:

    questo é il post che mi ha toccato di piú. 
    per tanti motivi e non solo la sua storia personale…anche se forse non vera. Non é importante a questo punto. 
    comunque sia, secondo me, quello che tu hai fatto é servito. non per vederla magari andare a scuola (per altro tu stesso non ne eri troppo convinto) ma perché tu l'hai probabilmente  inconsapevolmente aiutata  secondo quelli che sono i Suoi parametri.
    Se stato bravo.
    Hai visto un bel fiore tra le pietre  e non lo hai raccolto, facendolo morire,  ma lo hai ammirato e rinfrescato. 
    m1

  3. andlosethenameofaction says:

    @M1: Max poeta!
    @Anon: unfortunately caught red handed doesn't literally translate in Italian, it would have been nice!

  4. anonimo says:

    Oh really…Unfortunately you don't know who I am.  

  5. andlosethenameofaction says:

    Ahah, adesso sì, firmati pure però d'ora in poi!

  6. anonimo says:

    ah…only further away. haha anyway sorry for not signing. 

    cath 🙂