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Shiraz, visti, richieste strane e datteri

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Oggi devo cercare di prolungare il visto iraniano. Questa diventa subito un'ottima scusa per Lui che decide di non recarsi al lavoro per aiutarmi e scarrozzarmi in giro per la città.
Shiraz è un ottimo posto per ottenere un periodo di permanenza extra e difatti riesco a negoziare un'estensione di ben venticinque giorni nonostante, in teoria, potrebbero darmi solo altri quindici giorni. Merci! Merci! (eh, sì, così si ringrazia da queste parti! Ma senza la erre moscia (no comments please)).

Ho già accennato di come gli iraniani a volte mi sconvolgano con confessioni intimissime: forse è più facile parlare ad uno sconosciuto che abbandonerà presto le loro vite, forse parlando inglese non riescono a scegliere le parole giuste che renderebbero la cosa più sfumata. Lui scende dalla macchina per trenta secondi, Lei si gira e mi dice “voglio mollarlo, mi tradisce sempre; tutti gli uomini iraniani tradiscono ma noi abbiamo deciso di sposarci e dovrebbe smettere, è grave. Basta, ho deciso, lo mollo ma non ne voglio discutere prima con Lui altrimenti mi fa cambiare idea”. Poi Lui torna in macchina ed è tutto come prima.

Andiamo a pranzare assieme e ci raggiunge una loro amica, bella ma effettivamente un po' robusta. Ci presentiamo e dopo aver visto la macchina fotografica mi chiede se posso farle delle foto nuda.

– Eh?
– Sì, vorrei che mi facessi delle foto nuda e che poi le modificassi per farmi sembrare più magra.
– Ma le devi mandare a qualcuno?
– No, voglio tenerle per mostrarle ai miei figli, quando ne avrò, per fargli vedere che la loro mamma era bella.

Da un lato l'idea di fare delle foto senza veli (ahah) ad un iraniana mi garba (mi viene in mente la copertina del Time con lei nuda ma con l'hijab, premi Pulitzer che non ti dico, fatwa contro Matteo, etc.) ma la mia abilità nell'uso di photoshop (che non ho nemmeno installato tra l'altro) è quasi pari al mio senso dell'orientamento, di sicuro se mi ci cimentassi uscirebbe una vera ciofeca. Tergiverso, sì, dai, magari, poi vediamo, eh, boh, non so e poi memore dell'educazione ricevuta da sfilze di amiche sulla Cosa Giusta da Dire al Momento Giusto le sussurro semplicemente (mentendo quel tanto che basta):

– Sei bellissima così, non hai bisogno di nessun ritocco… [suono di violini e cornamusa in sottofondo]

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Riesco ad abbandonare Lui e Lei e Amica e passo il resto del pomeriggio a passaggiare nelle strade di Shiraz scattando un discreto numero di foto.

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Nel bazaar compro dei datteri da un afghano che mi ripete almeno quindici volte di non essere iraniano. Per l'equivalente di cinquanta centesimi di dollaro me ne dà una busta enorme. Dopo due datteri sono già nauseato e quando vedo dei bambini di strada apro il sacchetto di fronte a loro. Uno di essi mi strappa il sacchetto di mano e scappa via, gli altri si gettano su di lui e cercano di rubarglielo a loro volta. Grido al ladro che deve dividere il maltolto con gli altri bambini ma non sembra percepire il messaggio nonostante gli faccia cenno con le mani che se non ubbidirà gli farò un culo così (viva l'uso della forza con un bimbo di dieci anni). Un ragazzino più grande interviene, gli tira uno scapellotto, prende la borsa, fa mettere gli altri bambini in coda e distribuisce equamente i datteri. Anch'io allungo la mano per avere una parte di ciò che una volta era mio, me ne mette in mano alcuni, mi ringrazia e mi saluta allontandosi.
Se non fossi un Vero Duro forse la scena mi commuoverebbe.

IMG_3816 (Small)IMG_3828 (Small)IMG_3836 (Small)Continuo il mio girovagare senza meta e solo l'arrivo del buio interrompe la serie infinita di foto che sto facendo.

IMG_3841 (Small)IMG_3843 (Small)IMG_3846 (Small)IMG_3852 (Small)IMG_3859 (Small)IMG_3875 (Small)IMG_3893 (Small)IMG_3896 (Small)IMG_3902 (Small)IMG_3916 (Small)IMG_3939 (Small)

Torno a casa e perdo a poker.
Di nuovo.

E domani arriva una mia amica, forse, magari, se le fanno il visto all'aeroporto, incrociamo le ditina.

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