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Silifke, slittini senza neve

Stazione degli autobus, conversazione immaginaria visto che il mio interlocutore parla solo turco:

– Dove vai?
– A Silifke (punto scelto quasi a caso ma da cui forse riuscirò a prendere un passaggio verso Konya)
– Aspetta qui allora.
– Va bene
– Dammi i soldi per l'autobus.
– Eh?
– Dammi i soldi per l'autobus.
– Ma non c'è l'autobus!
– Sì ma adesso arriva.
– Senti, ma chissei? Quando salgo sull'autobus ti do i soldi.

Arriva un minibus e il Tizio reitera la sua richiesta di soldi.
Lo ignoro e salgo sull'autobus. Incomincia una conversazione con l'autista a base di onbesh e sikis.

Tizio, sorridente: on besh!
Autista, scuotendo la testa: sikis!
T, corrucciato: on besh!
A, insiste: sikis!
T, si sbraccia: on besh!
A, lo guarda di traverso: sikis!

(ad libitum)

L'autista con una scrollata di capo chiude la porta e parte.
Mi chiedono otto (sikis) lire, guardo sulla mia guida e vedo che on beş vuol dire quindici. Maledetto truffaturisti.
Durante il viaggio imparo i numeri così non mi fregano più.
Per tutto il tragitto sono fiero di non essermi fatto imbrogliare ma mi girano comunque vorticosamente.

Arrivo a Silifke e conto in turco tutte le cose che vedo: una macchina, un negozio, due persone, tre arance, una vecchia, un castello, una bella zona dalle case colorate, tre bambini. So contare fino a tre. Tra un castello in cima ad una collina e una bella zona dalle case colorate non ci metto molto a scegliere quest'ultima. Le case colorate si rivelano essere un quartiere abbastanza moderno poco interessante, però rubo un'arancia direttamente da un albero ed è veramente buona: quand'è l'ultima volta che ho mangiato un frutto colto direttamente dal ramo?

Silifke, slittini senza neveSilifke, slittini senza neve

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Ritorno verso la stazione degli autobus attraversando il villaggio che si presenta a me come un insieme di case deserte e muri scrostati. Su una discesa ci sono dei bambini che si stanno divertendo un mondo a scivolare giù da essa usando delle grosse bottiglie di plastica come slittini. Mi fermo a lungo di fianco a loro e (io che immagino sempre di avere un rullino nella macchina e cerco di non fare foto a raffica) li ricopro di scatti per carpire l'essenza del loro divertimento.
Passa una signora che ovviamente non gradisce i loro giochi (o chissà, forse la mia presenza) e li sgrida severamente, due dei bambini scappano via ridendo e si vanno a nascondere sotto un rottame arrugginito poco lontano.

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Li saluto e vado verso la stazione degli autobus. Guardo il cielo che minaccia pioggia e capisco che non è neanche il caso di provare a fare autostop, tanto più che l'autobus per Konya parte tra poco.
Alla fermata successiva salgono un mucchio di persone che occupano ogni posto libero. Nei sedili di fianco ai miei, un'anziana si toglie a fatica le scarpe, ruota di centosessanta gradi sul sedili e con degli inchini appena accennati incomincia a pregare verso la Mecca. Il marito al suo fianco, indifferente, continua a guardare fuori dal finestrino.

L'autobus sale e sale e sale e più saliamo e più la pioggia si fa densa fino a trasformarsi in grossi fiocchi. Chi l'avrebbe mai detto che anche la neve avrei visto in questo viaggio? Quella vera, quella che cade dal cielo e lascia uno spesso strato sul manto stradale.
Quando arrivo a Konya è tardi e fa un freddo becco.
Qui deve aver nevicato un paio di giorni fa e la neve giace ai lati delle strade in mucchi sporchi.

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One response to Silifke, slittini senza neve
  1. usadifranciRDD says:

    che meraviglia le foto dei bimbi…