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Tentativo Siriano

Oggi voglio provare ad entrare in Siria dal posto di frontiera di Akçakale: molto improbabile che mi possano fare il visto direttamente al confine ma voglio comunque provare, alcune fonti non lo ritengono impossibile.

Mi fermo lungo la strada ad Harran, che per la Lonely Planet di Lauren è un posto imperdibile, magnifico, stupendo, strabiliante, immancabile. Appena arrivo vengo assaltato da un paio di guide turistiche (incominciamo male) che appena scoprono la mia nazionalità incominciano ad urlarmi nelle orecchie “Alberobello! Alberobello!”: Harran è famosa per le sue abitazioni di forma conica, costruite depredando i monumenti della zona e impilando una pietra dopo l'altra, che secondo i locali ricordano i trulli della località pugliese. Secondo loro però i trulli sono stati costruiti nel 1952 mentre questi cumuli di fango hanno quasi duecento anni: gli do dei citrulli e mi svincolo dalla loro petulante quanto inutile presenza. Le case a cono non sono niente di particolare e quelle più grandi sono ormai ridotte a ristoranti o a negozi di souvenir. Giro rapidamente per le vie fangose della città e se non fosse per il viola dei foulard che ancora predomina non vi troverei davvero niente di interessante. La rovina del vecchio caravanserraglio rappresenta l'unico punto notevole della città e dalla sua sommità si gode di un'ampia vista su un paesaggio brullo e sabbioso.
Un paio di capre sta brucando da un mucchio di rifiuti e in un parallelo piuttosto triste, due bambine impolverate giocano tra la spazzatura: una di esse continua a mettersi un sacchetto di plastica in bocca e più cerco di toglierglielo dalle mani più trova divertente cacciarselo tra i denti.

Tentativo SirianoTentativo Siriano

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Abbandono Harran perché voglio arrivare ad Akçakale prima che sia troppo tardi. Salto su un paio di minibus e sono in questa piccola cittadina di frontiera in poco tempo.
Dopo aver camminato fino al confine e aver evitato un sacco di richieste di tè e inviti a sedermi coi locali (tutti estremamente coloriti e gentili, mi dispiace sfiorarli così e non intrattenermi un po' con loro) prendo un taxi verso la frontiera.
“Ma guarda che mica ti fanno passare se non hai il visto” mi dice scettico un poliziotto turco alla frontiera. Dai fammi provare lo stesso.
Dal lato siriano i poliziotti alla dogana sono gentilissimi e mi dicono che non ci saranno problemi a farmi passare.
Sorrisone.
Scompaiono col mio passaporto.
Ricompaiono e con una risata che mal si abbina alla loro parole: si scusano dicendo che non possono farmi passare.
Ah.
A Damasco è festa quindi non possiamo farti entrare in Siria e ad ogni modo siamo solo un posto di frontiera di serie B quindi non possiamo rilasciare visti qui.
Cerco di convincere il poliziotto dai profondi occhi blu a fare un eccezione e lasciarmi libero ingresso ma purtroppo non conosce la parola “eccezione” in inglese e i miei discorsi diventano estremamente convoluti e perdono quanto meno d'efficacia.
Stranamente non sono di cattivo umore e accetto di buon grado le scuse degli ufficiali siriani e il benvenuto caloroso di quelli turchi, poco sorpresi dal vedermi ritornare.

Salto sul primo minibus verso Urfa e da lì, direttamente, verso Gaziantep su un autobus col wifi! Incredibile! Bella la tecnologia.

E la sera, dopo aver evitato una serie di ristoranti che sembrano bordelli (e forse lo sono), mi bevo finalmente quella birra che tanto agognavo dopo il mio ingresso in Turchia e che avevo dimenticato fino a questo punto.

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