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Terza classe cinese

Live dalla terza classe, treno da Xi'an a Lanzhou, una e trenta di notte.

Il mio vicino di sedile, uno di quei cinesi che non vorresti incrociare neanche attraversando una piazza, glabro ma col baffetto, faccia antipatica senza muscolatura atta a sorridere, che chiameremo il Fiatella per porre l'accento sul particolare marciume gastrointestinale che lo contraddistinge, ha appena alzato una chiappa, senza neanche provare a nascondersi, e rilasciato una subdola scorreggia che sa di profondo. Per lottare contro l'afa del treno, da buon cinese, il Fiatella s'è dapprima arrotolato la maglia sin sotto alle ascelle e poi se l'è tolta completamente, appendendola dietro la mia testa, sul gancio della tenda. Anche i piedi sono come mamma Fiatella li fece e le calze sono state infilate nell'intercapedine tra i due sedili. Unghie lunghe. Il suo corpo seminudo irradia più calore di un termosifone, magari ha qualche malattia.
Sono dal lato dove ci sono quattro posti, dall'altra parte del corridoio, pieno di disperati in piedi che si guardano attorno impassibii, ce ne sono sei. In uno di essi una mamma tarchiata, con una bella occhiaia scavata, cerca di far smettere di piangere un bambino che avrà sì e no quattro mesi mettendogli una tetta in bocca e allo stesso tempo litigando, visibilmente frustrata, con le braccia del bimbo che non ne vogliono sapere di entrare contemporaneamente nelle maniche del pigiama.
Prima del passaggio dei controllori, che hanno svegliato i pochi che si erano contorti in una posizione che gli permettesse di dormire, la mamma e il bambino erano sdraiati per terra, sotto al sedile, appoggiati al mio zaino: noto con piacere che il bambino ha un pannolino e almeno non rischio di ritrovarmi tutti i vestiti inzuppati di piscio. Quella che pare la nonna, vista l'abilità con cui ha precedentemente maneggiato biberon e polverine, è vestita completamente di nero e non dimostra più di cinquant'anni; se ne sta tranquilla, con gli occhi chiusi, la testa appoggiata contro il vetro.
Di fianco alla mamma, un ragazzo vestito come un arbitro in vacanza, con un marsupio Robedikappa a tracolla ed una bella cresta ingellata, gioca assorto col telefonino e fa suonare dall'altoparlante una bella serie di mp3 tamarri che non sembrano disturbare nessuno.
La mamma cambia il pannolino e getta quello usato per terra, per fortuna lontano dal mio zaino e senza tracce di sostanze troppo nefaste.
Di fronte a me è seduto un ragazzo che pare stranamente normale (forse si trova qui perché, come me, non ha trovato una cuccetta disponibile), ha una camicia a scacchi della Levis aperta fino all'ombelico e gli occhiali nel taschino, ciondola seguendo il movimento del treno mentre sonnecchia.
Il Fiatella viene preso da un accesso di tosse e decide di ricoprirsi.
Nell'angolo opposto un signore particolarmente abbronzato in camicia bianca legge una rivista in bianco e nero, formato della settimana enigmistica, con poche foto e alcuni disegni in inchiostro verde. Ogni tanto cerca di dormire appoggiando il gomito sul tavolino, ma invano. Le mani callose e le unghie sporche mi fanno pensare che l'enorme sacco di juta sopra la mia testa sia il suo bagaglio.
Ogni tanto passano i controllori che si fanno un punto d'onore a rompere le palle a tutti i viaggiatori per un motivo o per un altro: tira la tendina, dammi la spazzatura, alza le gambe che devo scopare, la bretella del tuo zaino che ondegga dalla cappelliera da fastidio (e venti persone che fanno suonare contemporaneamente i loro telefonini no?), non puoi star seduto per terra, etc.
Gli altri tre uomini seduti dal mio lato nello scompartimento da sei paiono uno la fotocopia dell'altro e sopportano la loro condizione tranquillamente a braccia conserte, senza neanche provare a dormire.
Stazione di Tian Shui: il Fiatella resta, il PJ (Phone Jockey) scende. Sul binario un numeroso gruppo di disgraziati corre disordinatamente verso le porte del treno all'inutile ricerca di un posto a sedere. Due ragazze della categoria carino-bassa dividono un posto lasciato libero nello scompartimento antistante e mi guardano curiose ed ammiccanti, spingendosi a vicenda la testa, attraverso lo spazio dei due poggiatesta di fronte a me.

Terza classe cineseTerza classe cinese 
Il treno riparte con un'inesorabile lentezza, le palpebre dei più vorrebbero chiudersi ma non ce la fanno. Solo il Fiatella ronfa soddisfatto, mentre pende sempre più pericolosamente verso la mia spalla.

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2 responses to Terza classe cinese
  1. anonimo says:

    …poi ti sei svegliato e ti sei reso conto che era l'estate del 1989 e viaggiavi  sull' InterCity  Genova-Reggio Calabria.
    Il Fiatella si chiamava Er Fiatella, PJ era WJ (walkman J) ed era un giovane arbitro dai folti capelli di nome Pierluigi, La mamma tarchiata aveva 16 Anni e la Nonna vestita di Nero era in realtà  la Bisnonna ed aveva 48 anni, "Camicia a quadretti" era studente di Ingengeria palermitano che tornava a casa per il compleanno di Zio Cannolo e "mano grezza" tornava da sei mesi di lavoro nelle risaie padane. 
    Tu ad osservare ed annotare  con la BIC fine sull tuo quaderno a righe…

    M1

  2. andlosethenameofaction says:

    Il famigerato tunnel temporale cinese! Ma mi sa che l'ho preso due volte perché sono di nuovo nel 2006.