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Tetovo, un assaggio d'Albania

Se il lago di Ohrid è senza dubbio il luogo più turistico di tutta la Macedonia, Tetovo è il suo esatto contrario. Una Lonely Planet sui Balcani, che mi è passata tra le mani, la descrive come “un cantiere polveroso” mentre The Companion Guide to Jugoslavia, del 1986, vanta i meriti della moschea dipinta, unica nel suo genere: con queste due contrastanti definizioni il minimo che posso fare è andare a controllare di persona.

L'arrivo è piuttosto strano.
Qui non si devono vedere molti turisti e la gente che incrocio per strada mi guarda con uno strano misto di astio e curiosità che, a prima vista, non rende il posto molto amichevole (ovviamente mi sbaglio e Tetovo me lo dimostrerà l'indomani). La città è composta all'ottanta per cento da cittadini di etnia albanese e su svariati edifici sventola la bandiera rossa e nera dell'Albania. La sera non ho voglia di uscire e un wifi che funziona benissimo mi fa passare la voglia di cenare intrattenendomi fino alle ore piccole con dell'ottima pornografia fotografica (che avete capito: siti di fotografie, recensioni di macchine fotografiche e vite di fotografi illustri).

L'indomani, nonostante tutto, mi sveglio di buon'ora e mi perdo per le vie della città: incontro solo gente cordiale e sorridente (ma bisogna essere i primi a sorridere altrimenti sembra che vogliano ucciderti con lo sguardo) che non perde occasione per parlarmi, interessarsi alla mia provenienza e offrirmi un caffè dopo l'altro. Ah, l'ho già detto che il caffè in Macedonia è (udite udite) ai livelli dell'Italia e, una prima assoluta in questo viaggio, molto meno caro (ovunque, con l'eccezione forse del Vietnam, il caffè ha sempre costi spropositati)? Sì, l'ho detto, ma tanto ve lo siete dimenticati, quindi ripeto. Anche la pizza è buona, ma sto divagando.

Passo diverse ore a Tetovo e la macchina si appesantisce d'informazione, quasi fosse un mio piccolo Fischerle digitale (questa l'abbiamo capita in tre). Scatto un sacco di foto e mi muovo dalle alture della città in cui vivono famiglie di gitani, alla famosa moschea dipinta (dove al posto delle più consuete decorazioni geometriche spiccano fontane e paesaggi) fino alla tekke, il centro che una volta era la caserma dei giannizzeri ottomani e che adesso è la sede della setta Bektashi (una forma sincretica di islam che crede nella trinità Maometto-Allah-Alì), dove sventolano le bandiere turche e albanesi ma non quella macedone. In questo passaggio casuale m'imbatto in un'infinità di occasioni fotografiche e, quando è ora di partire, prendo quasi a malincuore l'autobus per Skopje.

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One response to Tetovo, un assaggio d'Albania
  1. anonimo says:

    grande matte

    abbraccio

    cami