Blog

Tirana, italiano lingua internazionale

Un cielo blu accompagna il mio arrivo a Tirana e la città si apre sotto ai miei occhi, passo dopo passo, mentre con lo zaino in spalla percorro un ampio viale. Edifici di chiaro stampo fascista (sorti durante il regno di Re Zog Primo (e Ultimo), quando l'Albania era di fatto una colonia italiana) si alternano a quelli ispirati dalla funzionalità sovietica (costruiti durante la lunghissima dittatura socialista del tirannico Enver Hoxha) ad altri ancora che sono stati ravvivati da sgargianti colori e decorazioni. Si passa da un colonnato di marmo ad un cubo di cemento ad un condominio dalle tinte accese.
Durante il percorso mi imbatto nella piramide che doveva diventare il mausoleo di Hoxha; dopo essere stata adibita a museo e centro congressi oggi giace in disuso, le piastrelle che la ricoprivano sono state divelte, le sue pareti inclinate ricoperte di graffiti e i giovani di Tirana la usano come punto di osservazione e luogo per fare due chiacchiere. Delle ragazze sono stese al sole su uno dei lati, tre bambini saltano la corda (un filo elettrico recuperato chissà dove) poco distanti. Forse un giorno la demoliranno (peccato) e qui sorgerà il nuovo parlamento albanese.

IMG_6761 IMG_6772
Continuo a camminare per una città che mi pare stranamente ordinata e pacifica. Il solito gran numero di Mercedes (e altre macchine di lusso) sfreccia per le ampie strade lastricate.
Arrivo nell'ostello che ho scelto come sistemazione e mentre lascio i bagagli in camera vedo nell'unico altro letto la gabbia di un criceto.
La gabbia di un criceto.
In un ostello?
Devo proprio vederle tutte in vita mia.
In bagno ci sono phon e ferro per stirare i capelli. Chi viaggia con un criceto e tutta questa attrezzatura? Ci deve essere un'altra spiegazione ma nel frattempo mi immagino una donna che si aggira per gli ostelli d'Europa con un bagaglio enorme e il suo bel criceto in gabbia.

Faccio una prima passeggiata rapida nel quartiere in cui mi trovo e finisco nella zona universitaria dove gli alloggi degli studenti, dei blocchi squadrati di cemento, sono stati ravvivati con colori sgargianti che rendono la zona molto piacevole.
Al mio ritorno in ostello incontro due ragazze tedesche ma di origini italiane e un'albanese che lavora all'ostello. Dividiamo una bottiglia di vino che le ragazze fanno miracolosamente comparire e decido di andare con loro a visitare il villaggio di Kruja l'indomani: hanno noleggiato una macchina (che lusso) e hanno ancora un posto libero.

IMG_6935
La sera succede una cosa che quasi mi fa scendere una lacrimuccia di gioia. Nel bar dell'ostello oltre alle due viaggiatrici tedesche e alla ragazza albanese si aggiungono tre lesbiche (mi spiace marchiarle così ma ogni loro discorso gravita attorno alla loro sessualità) del posto e un ragazzo americano più altra gente che va e viene: tutti parlano (più o meno) italiano (ebbene sì, anche l'americano che di lingue ne parla una quindicina)(gli albanesi invece sono cresciuti con gli stessi cartoni animati che ho visto io da piccolo) e per una volta la mia lingua diventa il metodo di comunicazione internazionale! Adesso capisco come si sentano gli anglofoni in giro per il mondo e dall'alto della mia libertà linguistica parlo forse un po' troppo.

Il giorno seguente mette a dura prova la mia pazienza: forse non sono più fatto per viaggiare con altra gente. La nostra gita a Kruja si trasforma in una lunga serie di attese e di ritardi che diventano per me una sorta di esercizio spirituale di tolleranza. Una volta arrivati a Kruja poi, non facciamo altro che mangiare e sederci al sole a prendere un caffè dopo l'altro. Poco male, il villaggio non è altro che una strada piena di negozi di souvenir made in China (presuppongo). Quando alla fine ci alziamo da tavola e andiamo a scalare la montagna alle spalle di Kruja prima la nebbia e poi il buio ci sorprendono sulla cima e quando riguadagniamo la valle è ormai notte fonda.

IMG_6783 IMG_6791 IMG_6822 IMG_6827 IMG_6830 IMG_6858 IMG_6873
Per fortuna ritorniamo a Tirana e saltiamo da un bar ad un altro ad una serie di discoteche eleganti che sfatano ancora una volta l'immagine stereotipata di un'Albania che forse non esiste.

click here to share

Leave a Reply