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Tutto ciò che non avreste mai voluto sapere sull'Iran

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Le mie uniche conoscenze sull'Iran provenivano dalla lettura, qualche anno fa, del fumetto di Marjane Satrapi, Persepolis, che racconta di come la vita di una ragazzina (l'autrice) cambi dal momento in cui i radicalisti islamici salgono al potere rovesciando lo Scià. D'altra parte, un documentario m'aveva insegnato che, sempre prima della rivoluzione islamica, il paese era uno dei più moderni del Medio Oriente dove i giovani bevevano, ballavano, indossavano jeans, portavano capelli cotonati e la scena musicale rock impazzava. Da un altro documentario sapevo anche che l'Iran è il secondo paese al mondo per numero di operazioni di cambio sesso (aha! Ovviamente il primo è la Thailandia ma voi pensavate che il secondo fosse il Brasile, vero? E invece no!). D'altronde come dice Ahmadinejad, qui gli omosessuali non esistono. Sapevo anche che l'Ayatollah Khomeini per molti è santità, abbocchi sempre all'amo-o-oh e che le barricate in piazza le fai per conto della borghesia, che instaura falsi miti di progresso. Ma questa è un'altra storia.

Con queste premesse potrebbe sembrare superficiale che ad una settimana dal mio arrivo nel paese ed avendo visitato solo Teheran mi lanci già nel “post dell'esperto” ma i discorsi e i contatti coi ragazzi iraniani sono stati tanti e tali da permettermi di avere già una visione piuttosto completa del paese, tra regole e contraddizioni, similitudini con l'Italia e stranezze. Vietato ballare, vietato bere, vietato divertirsi. In Iran devi essere triste. Non però durante le feste private in cui si sente musica ad alto volume si balla e si beve, le donne si scoprono e indossano vestiti molto sexy.

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I giovani hanno voglia di libertà e vivono male le imposizioni del regime e tutti hanno una gran voglia di emigrare. Canada, Australia e Norvegia sono le destinazioni più gettonate per cui in città spopolano i corsi di inglese necessari per poter studiare in questi paesi (boh, per la Norvegia non so, ma mi pare che in Canada e Australia si parli inglese. Mi correggo, in Canada si parla inglese, in Australia più o meno).

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Le donne, secondo il codice islamico, devono coprire i propri capelli, completamente, con l'hijab, una specie di passamontagna di tessuto che lascia scoperto solo l'ovale del volto. Ma la voglia di trasgredire è tanta per cui si gioca al limite del regolamento, l'hijab lascia il posto a sciarpe colorate scoprendo delle chiome biondo platino e a volte si vedono i lunghi capelli scivolare al di fuori della sciarpa che invece dovrebbe coprirli. È d'uso anche raccogliere i capelli in voluminosi codini e fare in sorta che l'hijab resti sollevato o protenda all'indietro (in modo tale che la nuca sembra quella di un mostro di Alien) e viste le protuberanze che si immaginano sotto i veli non è possibile che siano solo capelli loro (e la quantità di capelli finiti e mollettoni in vendita al bazar di Teheran pare darmi ragione).
E le ragazze, nell'intimità delle riunioni con amici, come prima cosa si tolgono questa castrante sciarpa che odiano con tutto il cuore. Il discorso sull'hijab è lungo e complicato ma la teoria di fondo afferma che l'uomo non può vedere i capelli delle donne perché altrimenti si ecciterebbe troppo e non saprebbe più rispondere delle proprie azioni. Non solo l'hijab è degradante per la donna ma secondo me insulta anche l'uomo che viene equiparato ad una bestia incapace di contenersi. Gli inventori di quest'usanza dovevano avere un qualche feticismo legato al capello (dai, fammi vedere i capelli, oh, sì, o dai, oh come sono eccitato, ohhhh, oooohhhh, aaahhh) che hanno voluto estendere al resto della popolazione.

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Quando si incomincia a digitare su google.com “why Iran” il primo dei suggerimenti che si ottiene è “why Iranian women are so beatuiful”. Già, perché le donne iraniane sono così belle? Sono davvero così belle? A mio modesto parere non sono né più belle né più brutte (né più pelose) delle italiane e sul numero di ragazze viste per strada ne ho vista qualcuna di bruttezza rara ma anche altre che parevano la versione iraniana di Paris Hilton. Le iraniane si devono adeguare al codice vestimentario islamico che comprende il già discusso hijab, la copertura di tutto il corpo (incluso un cappottino che chiamano manteau che deve coprire almeno il sedere ma il più delle volte arriva fino al ginocchio) e lasciando scoperte solo le mani e i piedi. Quindi solo volto, mani e piedi per apparire bellissime e usano le risorse a loro disposizione (non sempre) nel migliore dei modi. Tutti i visi sono truccatissimi (forse troppo, ma quando non ci si può vestire come si vuole si usano altri mezzi per apparire) con grandi quantità di fondotinta, brillanti rossetti, sopracciglia scolpite, mascara e rimmel a più non posso. Le mani hanno unghie curatissime e i piedi sono avvolti da sandali minimalisti o scarpe con tacchi vertiginosi che ho visto solo nei posti più decadenti d'Europa (ciao Giò).
Ovviamente vi sto dando l'immagine della donna iraniana bella, ce ne sono innumerevoli altre che se ne vanno vestite con una mantellina nera, il chador, che le fa sembrare delle suore. In regola generale però la donna iraniana bella non porta il chador che è riservato a quelle più bruttarelle (teoria mia ovviamente).

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E parlando di visi non si può che menzionare i nasi rifatti. Qui rifarsi il naso costa solo quattrocento dollari (tariffa di base, ovvio, si può spendere molto di più) e il numero di cerotti che le donne portano al naso (ma anche gli uomini) fa rivedere sotto un'altra luce l'innumerevole quantità di nasini all'insù, tutti uguali.

L'alcool non si trova da nessuna parte. Ufficialmente. Non ci sono bar e hotel che lo servono però ci sono gruppi organizzati che lo importano o dal Pakistan o dagli Emirati Arabi Uniti e che te lo fanno pervenire via taxi dietro una semplice chiamata. Mi raccontano della carovana di venti cammelli stracarichi di bevande alcooliche scortati da cento uomini armati fino ai denti che la polizia non osava fermare al loro passaggio. L'alcool si trova ma ovviamente è caro e per una lattina di birra si pagano non meno di sei dollari (d'altronde qualche mazzetta bisogna pur distribuirla per non interrompere il flusso). Lo stesso discorso vale per le droghe (tutte), che però provengono prevalentemente dall'Afghanistan.
Ovviamente visto che le occasioni per bere non sono tante, dopo un bicchiere o due gli iraniani sono ubriachi. Parecchia gente produce il proprio vino in casa e spesso usano il succo di melograno fermentato, il frutto nazionale che si trova un po' ovunque, al posto del vino.

Gli iraniani parlano il farsi, il persiano moderno, che è una lingua molto più dolce ed armoniosa dall'arabo, ne condivide l'alfabeto (con qualche piccola differenza), ma mancano tutti quei suoni aspirati e grattamenti di gola che la rendono decisamente più piacevole all'orecchio. Gli iraniani non parlano una parola di arabo, lo studiano a scuola ma per comunicare con gli altri abitanti del Medio Oriente devono usare l'inglese. Il farsi è una lingua indoeuropea e solo negli ultimi duecento anni, in seguito all'arabizzazione crescente della società, si sono introdotte parole di origine araba che sono però mal viste dagli orgogliosi persiani.

Le classi sono separate fino all'università e non ci sono molti modi per incontrare l'altro sesso prima dell'educazione accademica.

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Gli iraniani non sono arabi e guardano con un certo astio al mondo arabo. Di sicuro il lungo conflitto con l'Iraq ne è una causa ma, soprattutto tra i giovani, c'è un certo astio anche dovuto al fatto che gli insegnamenti, le imposizioni religiose, provengono dal mondo arabo.

Il rimedio iraniano contro gli occhi che lacrimano in seguito all'affettamento delle cipolle consiste nel mettere due cerini in bocca.

Le coppie per strada non possono tenersi per mano perché se la Polizia Morale li becca sono guai: di solito si cerca la scappatoia dicendo che si è ufficialmente fidanzati (e in quel caso vengono chiamate le famiglie per verificare) e che si è fratello e sorella (favoriscano i documenti per favore). Ma sono tante le coppie che si aggirano per strada stringendosi la mano sfidando le ire del regime.

Anche i gay si aggirano tranquillamente per le strade e si tengono per mano visto che comunque è uso corrente che anche gli amici uomini passeggino mano nella mano senza che questo sia sintomo di omosessualità. E checché ne dica Ahmadinejad i gay sono più di quanti si possa immaginare: in una società che compartisce la vita di uomini e donne in due flussi separati è normale che le prime pulsioni sessuali trovino sfogo con quello che c'è a disposizione.

Ho visto, con mio estremo stupore, anche dei punk in giro per le strade di Teheran e m'ha fatto impressione vedere una ragazza con un piercing al mento.

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La verginità della donna prima del matrimonio è importantissima e solo recentemente ci sono coppie che dichiaratamente fanno sesso prima del grande evento. È con una certa tenerezza che ragazzi sopra i venticinque anni mi confessano di essere “totalmente vergini”.

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Visto e considerato che non si fa sesso prima del matrimonio, al momento del dunque vengono i nodi al pettine: incompatibilità sessuale, lui che scopre di essere gay e i divorzi per queste ragioni non si contano. Ci sono anche dei cattolici in Iran, che rappresentano una percentuale infima della società ma a cui viene data libertà di culto. Ovviamente in pubblico devono seguire le leggi islamiche ma possono liberamente professare la loro fede. C'è anche un discreto numero di Zoroastriani (che venerano il fuoco e la purezza degli elementi) per i quali vigono le stesse regole. È però assolutamente vietato abbandonare l'Islam per un'altra religione (ogni altro musulmano ha il diritto di lavare quest'onta con l'uccisione del convertito), non essere credenti (di una qualsiasi religione) o essere Baha'i (che sono perseguitati e rappresentano il maggior numero di rifugiati politici in provenienza dall'Iran).

Le espressioni iraniane non hanno proprio niente a che vedere con quelle occidentali e quando cercano di tradurne una in inglese resto decisamente basito. Per il momento la mia preferita è: “hai rotto il pentolone, hai scorreggiato, e adesso vuoi pure divorziare!”.

Il governo censura la maggior parte dei siti internet che promuovono un libero scambio di informazioni e così Facebook, YouTube, il sito in Persiano della BBC, Twitter e il mio blog sono oscurati ma come al solito i sistemi (programmini e VPN) per aggirare la censura funzionano abbastanza bene anche se rallentano la navigazione in maniera talvolta frustrante.

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Ogni cinquanta metri si trovano delle cassette dell'elemosina gialle e blu per il sostegno della popolazione anziana. Queste piccole casseforti sono regolarmente depredate da dei barboni che con un fil di ferro riescono a sfilarne le banconote.

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Ecco vedi quanto ho pagato questo bel vestito completo in tessuto sintetico e brillante? E l'etichetta viene puntualmente lasciata sulla manica della giacca (ma dio santo queste scene mi lasciavano inorridito anche in Italia, “puro cachemire”: pene severissime nella mia dittatura personale ai lasciatori di etichette).

Le macchine da matrimonio.

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Anche i manichini portano l'hijab.

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I ricchi caccari appendono i tappeti al muro invece di stenderli al suolo.

Tutte le attività commerciali e gli edifici pubblici devono esporre per legge i ritratti austeri di Khomeini e Khamenei.

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A causa delle sanzioni economiche contro l'Iran (che vengono regolarmente aggirate avendo l'effetto di far aumentare considerabilmente i prezzi) non si possono usare né carte di credito né bancomat stranieri. Nei discorsi dei politici e sui giornali si sente parlare del Nemico. Chi è quest'orwelliano Nemico allora? Non si capisce bene, perché non viene mai nominato ma si parla sempre di “spazzare via il Nemico”, “sconfiggere il Nemico”, “è stato il Nemico”. Forse Israele, forse gli Stati Uniti.

Lo stato di Israele qui viene chiamato Palestina Occupata oppure Dittatura Sionista.

Sotto l'ironico Arco della Libertà, il simbolo dell'Iran costruito durante l'epoca dello Scià, è di moda tra i giovani farsi fotografare in posa su grosse moto, abbellite da fiori di plastica, indossando una parrucca. Davvero.

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La popolazione è particolarmente giovane perché durante il conflitto con l'Iraq venne chiesto alla popolazione di riprodursi e moltiplicarsi per fornire nuovi soldati allo sforzo bellico e per rimpiazzare le centinaia di migliaia di inutili morti. La fine del regime verrà probabilmente dalla gioventù che non ce la fa più a vivere sotto il giogo di regole che non capisce e non condivide.

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In una società dove donne e uomini vivono segregati (per esempio, sugli autobus uomini e donne sono separati da una barriera, le donne dietro e gli uomini davanti) anche le porte hanno due batacchi che producono due suoni differenti di modo che sarà una donna o un uomo ad aprire la porta in funzione del rumore prodotto. Se volete vedere delle donne usate quello di sinistra.

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McDonald's non c'è in Iran ma visto il numero di fast food avrebbe un sicuro successo e sono numerosi i “ristoranti” che usano la M di McDonald's nel loro logo: anche qui c'è voglia d'America.

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Sui muri di Teheran si vedono ancora i segni verdi della protesta seguita alle elezioni truccate del 2009. Per mesi e mesi le strade di Teheran e delle altre grandi città in Iran sono state occupate da folle vestite di verde che richiedevano delle elezioni giuste. Gli scontri con la polizia sono stati innumerevoli e anche i morti. I giovani, sconsolati e con una profonda tristezza negli occhi, mi parlano di migliaia di morti tra i protestanti e di come non sia cambiato niente, anzi, di come le cose siano addirittura peggiorate. Mestizia.

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