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Un post inutile per celebrare l'arrivo di Guglielmina Tagliente

Vengo svegliato alle cinque di mattina dal telefono che squilla.

– shhshshs chchchc arrghh sshshs farsi?
– eh?
– Imam Khomeini Airport, no farsi?
– no.
– have a good day, click.

Da questo dialogo shakespeariano capisco che la mia amica, che chiameremo Guglielmina Tagliente per proteggere la sua identità (avremmo anche potuto chiamarla Antonella ma in seguito abbiamo conosciuto così tante Antonelle assieme che rischio di fare confusione tra Antonella e le altre Antonelle)(Chinnamasta non essere gelosa), è arrivata in Iran e sta avendo qualche problemuccio col visto.

Altra chiamata in farsi, stesso risultato. Non capisco una mazza ma sono un po' preoccupato.

Terza chiamata, questa volta è Guglielmina: mi dice che non le vogliono fare il visto e che hanno appena deportato un pakistano che era stato ufficialmente invitato dal governo iraniano per una conferenza. Oh-o. Evidentemente abbiamo fatto un errore a dare il mio numero di telefono come riferimento in Iran. Dopo qualche assonnato momento in cui i miei neuroni cigolano fortemente riesco a darle il numero di telefono di un hotel a Shiraz e la lasciano passare. I sensi di colpa che già mi stavano pervadendo mi abbandonano e mi riaddormento in più o meno sei secondi aspettando che Guglielmina si materializzi a Shiraz (Guglielmina ha questa capacità, che io non ho, di spostarsi rapidissimamente, chissà come fa?).

Poche ore dopo Guglielmina bussa alla porta di Lei.
Dopo neanche mezza giornata in questo paese è già una perfetta iraniana, foulard e cappottino copriculo. Fa quasi impressione poterla abbracciare per darle il benvenuto.
Guglielmina Tagliente resterà in Iran solo per pochi giorni: è da tempo che vuole visitare il paese e approfitta della mia presenza qui per avere un accompagnatore uomo (ehm…) per farle da guardia del corpo (dopo pochi giorni però capirà la mia inutilità in tale funzione e si pentirà di non essere venuta da sola, in passato).

Abbandoniamo Lui e Lei e andiamo a farci un giro per le vie di Shiraz in cui parliamo e parliamo: dopo parecchi giorni di inglese di base con le persone del posto (the apple is on the table, the apple is under the table, the apple is the table) mi fa piacere potermi esprimere liberamente e forse sfioro la coprolalia per il solo gusto di sentire il suono della mia voce in italiano.
Guglielmina Tagliente dimostra un entusiasmo senza pari quando in lontananza scorgiamo il palazzo del Dr. No: felice come una bambina.

Un post inutile per celebrare l
Insomma, che palla di post sto scrivendo?
È che in realtà abbiamo chiacchierato tanto e non sono stati i soliti discorsi strappasorriso di gente che si vuol far fotografare nuda o che mi racconta dei propri prostituteggiamenti o che mi svela degli imbarazzanti segreti: parliamo di presente e futuro, di viaggi, di lingua, di storie d'ammore, le sue e le mie (e tutto d'un tratto Guglielmina ritrova il sorriso), di cosa fare da grandi e di come non perdere tempo. Il tutto inoltre accompagnato da due caffè quasi decenti nel bar di un hotel.

La sera andiamo al ristorante italiano con Lui e Lei, io prendo una cotoletta impanata alta quattro dita e farcita con tutto ciò che sia reperibile al mercato nero di Shiraz accompagnata da un mucchietto scotto di spaghetti, Guglielmina molto saggiamente un'insalata. Lui e Lei sono estasiati:

– come in Italia?
– proprio come in Italia!

E per continuare la pallosità di questo post vi dico che poi siamo andati al cinema.
Tiè.
Sì, ma ad una proiezione privata dopo l'orario di chiusura nel cinema di un amico iperattivo e logorroico di Lui (con giacca e cravatta e camicia rosa, ah poi c'era anche il Woody Allen iraniano, un ragazzo di ventisei anni, che però dimostra la stessa età di Woody Allen nel suo ultimo film, a cui volevo tirare un cazzotto a martello sulla testa per farlo stare fermo un attimo ma purtroppo non viviamo in un cartone animato e non sarei riuscito ad inchiodarlo al pavimento di marmo con la mia putenza): prima mezz'ora passata a cercare di cambiare il codice zona al lettore DVD e le tre successive a sorbirsi una ciofeca con Mel Gibson o Kirk Douglas o quello che ha fatto Highlander (uno dei tre, non chiedetemi i nomi degli attori) in cui muoiono tutti, chi investito, chi fucilato, chi avvelenato da cibi radioattivi (ma dove mai avranno avuto l'idea questi geni ammmericani?), chi di noia (come il sottoscritto che freme ad essere rinchiuso in un cinema).
Guglielmina Tagliente dorme tutto il tempo ma non russa.
Io perdo solo i dieci minuti chiave che non mi permettono di capire niente del resto del film. 

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