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Urfa viola

Urfa viola
Arrivare ad Urfa è un po' come abbandonare la Turchia ed entrare già in Medio Oriente: nonostante il confine con la Siria sia a più di ottanta chilometri si sente già un sapore più arabo. Cambiano i costumi, mutano le fisionomie, i gesti, il cibo e, cosa che colpisce di più, l'abbigliamento: gli uomini portano sul capo delle kefiah (le sciarpe quadrate rese celebri dalle apparizioni televisive di Arafat) mantenute in posa da corone di corde nere ma tra queste scacchiere monocrome spiccano delle sciarpe viola che i indistintamente i due sessi portano avvolte attorno al viso; ci si trova d'improvviso in un altro mondo tanto che mi chiedo come la gente reagirà alla mia voglia di immagini, se mi lascerà immortalare quegli stupendi visi scavati dalle rughe e coperti di tatuaggi: come al solito, basta chiedere, e un viso serissimo si trasforma in un sorriso imbarazzato che lascia la porta aperta all'obbiettivo. Resto lontano dai siti turistici più visitati e solo verso la fine della giornata mi trovo, per caso nei pressi del castello (che trovo chiuso e mi toglie il dubbio se visitarlo o meno) dove un simpatico monello mi tira un sasso grosso come una mela, per fortuna (sua) mancandomi. Giuro che se un malaugurato giorno una di queste merdine dovesse beccarmi… anzi no, come dico sempre ai bambini che incominciano a picchiarsi per strada pensando di farmi cosa gradita presentando uno spettacolo di lotta alla mia macchina fotografica “no violence”, lasciamo che la rabbia prodotta dall'essere ridotto a bersaglio si sfoghi nei miei sogni che ultimamente sono decisamente maneschi.

Urfa violaUrfa viola

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Urfa, conosciuta anche come Şanliurfa, la Gloriosa Urfa, è un importante centro di pellegrinaggio religioso, sia per i musulmani che per i cattolici: qui è nato Giobbe ed è qui che Abramo, immolato su una pira ardente, venne salvato da Dio che trasformò il fuoco in acqua e i ceppi ustionanti in pesci. A poco distanza dal miracolo fu costruita una moschea dove delle carpe sacre (chi avesse la sfortuna di pescarne una diventerebbe sicuramente cieco) sguazzano nella continua lotta per afferrare un boccone di mangime gettato loro dai molti turisti.

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Nel mio peregrinare, incontro per caso Lauren, da cui prendo commiato molto velocemente perché quando sono in vena fotografica devo assolutamente essere da solo. La ritrovo per cena e faccio sì che la mia logorrea lasci spazio anche a lei.

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