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Varanasi: l'India

Varansi: l 

Varanasi è l'India, quella che ti aspetti e quella che ti sorprende, quella che fa ridere chi ne capisce l'ironia e fa piangere gli animi più sensibili, quella delle mucche addormentate nei vicoli e che brucano ai lati delle strade più trafficate da un cumulo di spazzatura, quella dei piccoli aquiloni di carta che i bambini fanno volare alti nel cielo e dei lunghi sari lasciati ad asciugare sui tetti delle case e sulle distese soleggiate, quella degli Indù devoti che offrono collane di fiorellini bianchi nella miriade di templi che punteggiano la città e che versano latte e acqua sui simboli fallici che rappresentano Shiva, quella dei pellegrini che si immergono nel Gange, nel Ganga come lo chiamano qui (ciao Filo), per lavare via i loro peccati e lo sporco che ti si attacca alla pelle anche senza fare niente. Questa è l'India dei veri e dei finti santoni dalle barbe lunghe e dal corpo seminudo ricoperto di colori, degli spacciatori che ti abbordano per strada offrendoti ogni genere di droga, dei ragazzini che con voce melliflua inquisiscono sulla tua origine e quando capiscono che sei italiano di solito (leggasi “sempre”) dicono “Roma, Milano, piaaano, piaaano, Sonia Gaaaandhi” (come dire “ecco vedi io so tutto del tuo paese adesso possiamo diventare amici”), delle pire funebri da cui spuntano arti e crani sfrigolanti, del traffico inestricabile e dei clacson che ti vengono sparati nelle orecchie, degli incantatori di serpenti, dei negozi di sitar, degli scocciatori per strada che ti apostrofano con un “I remember you” anche se sei appena arrivato, delle cacche di mucca e di quelle umane che si mischiano in vicoli scivolosi pieni di sacchetti, bottiglie, giornali, foglie cucite assieme a funger da piatti, delle comitive di turisti con lo zainetto portato sul davanti “che si sa l'India è piena di ladri” (vi giuro che se anche lo girate dall'altra parte non vi succede niente, ma almeno sembrerete meno fessi), dei viaggiatori solitari in cerca di qualcosa che neanche loro sanno descrivere, delle coppiette che si alzano troppo tardi per gustare il ritmo di una città che incomincia a vivere alle quattro e mezza di mattina e che va a letto presto. Varanasi è l'India al suo colmo, non ti può lasciare indifferente e se è impossibile non trovare un lato affascinante da cui restare incantati, è anche facile perdere completamente la ragione e voler partire subito, immediatamente; tante sono le storie dei turisti che vengono in India pensando di starci almeno un mese e dopo una settimana ripartono inorriditi (I.N.D.I.A: I'll Never Do It Again) ma bisogna avere pazienza, la pazienza di rispondere ogni dieci passi alle solite quattro domande (“Where are you from?” in tutte le sue varianti tra cui la mia preferita “which from?” (sic), “what's your name?”, “what's your occupation?”, “how long in India?”), la pazienza di ordinare un piatto e dopo un'ora veder arrivar un serafico cameriere a chiederti “scusa? Cos'avevi ordinato?”, la pazienza di stare in un ingorgo umano in un vicolo angusto per mezz'ora senza possibilità di movimento. Respirare. A lungo. Uno. Due. Tranquillo e vedrai che va tutto bene. Non è facile e a volte l'unica via di scampo nel mezzo della tempesta emozionale che ti schiaffeggia è quella di incatenarsi allo scoglio della propria calma.

– Hai fretta? Sei di corsa? Siediti un attimo, ti preparo un chai che ne parliamo.

Bevi, piano piano, Roma, Milano, e osservi la città in tutto il suo splendore e in tutta la sua vitalità. Fretta? E chi aveva fretta?

Varansi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: lVaransi: l

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5 responses to Varanasi: l'India
  1. Aesille says:

    Il tuo blog fa venir voglia di viaggiare..
    =)

  2. andlosethenameofaction says:

    Se ti conquisto alla Causa tutto ciò avrà un senso.

  3. nadiaferrari says:

    veramente bello..con te si ritorna in India….

  4. imready4theride says:

    little….more and more envious!! i wish i was there…ma non scrivi un libro quando (e se) torni? despite my previous lack of confidence in your gifts i must admit you're a real good writer n photographer…anticipami un po' le tue tappe così chissà mai che ti raggiungo sul serio…

  5. andlosethenameofaction says:

    …è che sei la numero uno!