Blog

Verso il mare

Verso il mare, verso il mare, non so ancora bene dove, ma verso il mare: dopo mesi e mesi di lontananza ne sento un bisogno quasi fisico.
Non faccio altro che guidare, supero alte montagne e strade tortuose e le distanze paiono allungarsi ad ogni chilometro percorso: sulla famosa cartina dell'editrice Marco Polo le distanze sono tutte sballate e sono molto più lontano dal Goa di quanto pensassi, ma voglio vedere l'oceano, di nuovo, presto, prima che il sole tramonti. Decido di dirigermi a Guhagar che non sembra troppo distante.
Una rossa palla di fuoco in un cielo dall'orizzonte brumoso, mi indica la destinazione che pare non arrivare mai. Gioco a nascondino col sole che si cela dietro ad ogni promontorio e riappare quando arrivo sulla cima ma, come in una serie infinita di montagne russe, dopo ogni salita scopro che di fronte a me si prospetta un'altra collina e non la vista del tanto agognato mare.
Fenomeno stranissimo: piove ma non c'è neanche una nuvola in cielo, mi guardo in giro e davvero non capisco da dove possa venire l'acqua. Misteri indiani.
Il mio saliscendi continua così finché il sole non scompare dietro ad uno spesso banco di foschia. Immagino di vedere il mare all'improvviso, dall'alto di un promontorio, come quando arrivando a Genova (ciao Genovesi, mantenetemi in caldo la focaccia) l'acqua azzurra si presenta tra due montagne, per poi scomparire e riapparire più tardi nei pressi della sopraelevata (il modo migliore di entrare in città diceva una persona a me cara, ciao Cri). Invece la presenza del mare mi è indicata dall'odore del pesce: una fila di anziane signore vende degli striminziti pescetti su dei banchetti lungo la strada di Guhagar, niente ghiaccio, niente acqua, mentre queste donne cercano di scacciare via le mosche. Ma il mare dov'è? C'è ancora luce ma il sole è scomparso e non mi indica più la direzione da seguire. Imbocco un piccolo sentiero sabbioso con Arianna, supero una fila di altissime palme e finalmente eccolo lì, di fronte a me: il mare.
Abbandono la moto e a passi lenti, goffamente sprofondando nella sabbia, raggiungo la battigia. Mi chino, l'acqua è calda. Le onde raggiungono timidamente le mie scarpe.
E sono felice.
Vengono alla mente tutti i ricordi legati al mare: la brezza e il kite (ciao Marco), una spiaggia molto simile in cui arrivai a sera inoltrata sulla costa australiana (ciao Gattazza).
Mi chiedo quanto importante sarà il mare nella mia vita una volta ritornato a casa.

E la sera una tempesta di lampi illumina il contorno nero delle palme, senza fine, una luce stroboscopica che crea ombre sempre nuove e rischiara il cammino, finché il monsone si scatena, con tutta la sua furia notturna.

click here to share
3 responses to Verso il mare
  1. anonimo says:

    ora capisci perchè i genovesi ed i bogliaschini non parlano d'altro….
    soprattutto quando vivono a Pariggi :)M1

  2. andlosethenameofaction says:

    Certo che capisco, se sono conciato così è tutta colpa vostra, io ragazzo di campagna che son stato reso marino da voi!

  3. NoRupies says:

    ma come cazzo è che ti commentano solo i genovesi qui?

    Siamo un popolo di navigatori, di scopritori… 🙂